IV

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Una sensazione di completo straniamento accolse il risveglio di Matilde.
Sembrava paradossale per lei, da sempre rigida nei suoi schemi, risvegliarsi letteralmente al buio.

Tutto si era capovolto. La notte ad ospitarla, il giorno a nasconderla.

La prima cosa che fece, girandosi su un fianco fu constatare che no, non era stato un sogno privo di una trama razionale. Lui era lì, ed era reale.
Dormiva ancora e sembrava un bambino, con le mani intrecciate sotto la guancia e una gamba incastrata tra le sue.
Non voleva assolutamente districarsi da quella presa leggera, da quell'assurdo contatto che le faceva domandare fino a  che punto quel ragazzo fosse uno sconosciuto.

Perché ci sono legami che si intessono a priori, filamenti di una storia che una volta intrecciati non possono più districarsi.

«Buongiorno» si sentì sussurrare un paio di minuti dopo.
«Buonasera, vorrai dire» rispose facendoli notare l'oscurità alle spalle delle vetrate. Si sollevò sul busto, poi si lasciò ricadere esasperato contro il cuscino. «Ma io c'ho sonno» Si lamentò sbuffando.
«Dormi quanto vuoi, io devo fare delle cose» si scrollò le coperte di dosso.
«Vabbè» rispose lui dimostrando quanto poco connesso fosse in quel momento, tutto ciò che fece fu allungare la mano verso la sua per accarezzarla, come a dirle ciao, ci vediamo dopo.

«Che studi?» La voce di Joseph la fece sobbalzare dalla poltrona.
«Niente, leggevo» si spostò per fargli spazio, fallendo miseramente perché esattamente come il giorno precedente, si trovò di nuovo sulle sue ginocchia.
«Che?» Chiese osservando il libro tra le sue mani.
«Il giovane Holden» chiuse il libro mostrandogli la copertina bianca. 
«Puoi continuare a leggere, non ho problemi» la rassicurò.
«Non ci riesco» ammise ricevendo un espressione di confusione in risposta.
«Perché?» Domandò allora.  «Mi distrai» fu la risposta.
«In senso positivo oppure negativo?» attese la risposta. «Positivo, credo» ammise lei rannicchiandosi contro il suo corpo, un po' perché era infreddolita, un po' perché il contatto con lui sembrava non bastare mai.
«So contento» ammise lui con il fiato quasi spezzato, posandole una mano giusto all'altezza dello stomaco.
«Sai che prima o poi devo andare via, ve'?» Domandò retoricamente accarezzandole poi le cosce.
«Mhmh» annuì.
«Non me dispiacerebbe rimanecce qua eh» ammise continuando a percorrere i contorni del suo corpo con i polpastrelli.
«Così pe' di'» aggiunse non ricevendo risposta.
«Magari scopro che in realtà non hai una casa e mi stai sfruttando» lo prese in giro.

Se solo avesse saputo, che i soldi erano l'ultimo problema di Joseph, che esibirsi per strada non gli serviva a niente, perché quella nata come una scommessa tra amici per provare la musica di strada era poi diventata la consapevolezza di ritrovare ogni settimana due occhi verdi a scrutarlo.

«Può essere» appese l'argomento al filo di qualche dubbio.
«Te va de uscì sì?» le domandò mettendosi in piedi.
«Mi va» restò ancora seduta, accendendo una sigaretta.
«Volevo farti vedere un posto. Vado a fa na doccia allora» le fece l'occhiolino.
«Fa come se fossi a casa tua» rispose sarcastica, sorridendo divertita.
«Vabbè però vatte a vesti'» urlò dall'altro capo della casa.

«Ti ho preso questo, magari ti sta» Gli allungò un maglione oversize, concentrandosi per non far vagare lo sguardo lungo il suo petto scoperto.
«Grazie» le posò un bacio sulla guancia facendole avvertire la barba ancora umida sulla pelle.
«È di mio fratello, comunque» precisò.
«Nessun ragazzo segreto quindi?» chiese infilando l'indumento.

«Vabbè andiamo?»

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