XXVIII

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«Jo» il più grande voltò il capo verso di lei al richiamo, invitandola con un cenno a proseguire.
«È tardi, per tornare a casa. Resta.»
Resta perché non riesco più a dormire senza di te.
«Dici davvero Mati'?» tutto il viso gli si illuminò a quella proposta.
«Dico davvero.» annuì strofinando la guancia sul suo petto.
«Resto allora» accolse la richiesta.
«Dormiamo insieme, sì?» domandò ancora lui, addentrandosi in territorio traballante, consapevole della possibilità di un rifiuto.
«Ti va?» rimandò la risposta.
«E me lo chiedi Mati'? Le vedi 'ste occhiaie?» avvicinò il viso alle sue mani, lasciando che i polpastrelli si imprimessero tra i contorni dei suoi occhi scavati.

La stanchezza era arrivata tutta ad un colpo, quando l'adrenalina aveva abbandonato il suo corpo. Fisicamente demolito da quei giorni, desiderava solo essere ospitato da quell'amore che percepiva da lontano.
Come un urlo a finestre chiuse che scuoteva i passanti curiosi, viaggiava il suo amore per lei. E spingeva per spaccare i vetri, si infrangeva contro gli stessi mentre cercava il modo per venir fuori da quell'intricato crocevia di eventi negativi.

«Ce lo meritiamo un po' di riposo Jo» gli lasciò un bacio sul naso, prima di invitarlo a seguirla in camera.
«Quanto m'eri mancata Mati'» l'abbracciò da dietro, rendendosi la sua controfigura mentre camminava incollato al suo corpo.
«L'altro giorno ero in studio, m'è arrivata na vampata der profumo tuo. Non lo so forse m'o so immaginato. E mo che te sento, mo ritorno a respira'» fece esplodere quell'informazione.

[...]

«C'ho un po' paura a dirti sta roba Jo» sussurrò nel silenzio della notte, quasi a non voler disturbare la quiete tanto agognata e solo da poco sopraggiunta.
«Che te passa per quella testolina regazzi'?» si voltò verso di lei facendo collidere i loro nasi, perché guai a toccare le labbra. Quelle erano reliquia inattingibile per il momento.
«Io questo non l'ho mai sentito per nessuno» accompagnò la sua mano gelida e tremante verso il suo petto.
«E non lo voglio trovare da nessun'altra parte. Fammi del bene questa volta» intonò quelle parole con la voce tremante.
«Te lo giuro, che farò tutto quello che è nelle mie forze per farti sentire amata, sopra ogni cosa Mati'» introdusse indirettamente quella parola tanto temuta ma troppo sentita, concetto oscuro e sensoriale che gli pesava sul cuore e spingeva per venire fuori.
«Volevo solo dirtelo» ammise specificando quanto lui non avrebbe mai dubitato. Lei non voleva niente in cambio, non lo avrebbe voluto mai.
«Mi fa piacere che parliamo Mati', vuol dire che entrambi c'avemo na direzione» incespicò nel discorso, troppo importante per non tendere all'astratto.
«E io ce l'ho stavolta la direzione. E sei tu.» Spinse le mani tra i suoi capelli setosi, concludendo l'ammissione.
«Ti vorrei dire tante di quelle cose, ma non ci riesco adesso Jo» strinse gli occhi acarezzandogli, di rimando, la barbetta incolta.
«C'abbiamo un sacco di merda dentro Mati'. E non dircela c'ha rovinati. Io lo so, perché lo sento il tuo dolore quando esiti, quando stringi gli occhi e pensi che io non me ne accorga. Ogni cosa al suo tempo, quando saremo pronti ci racconteremo tutto quello che c'ha rovinati. Me racconterai perché vivi da sola a vent'anni e c'hai una paura fottuta delle urla. Me racconterai del perché tuo fratello te lascia solo il piccoletto e non te viene mai a fa 'n saluto. De come te ce sei ritrovata nella solitudine» una risposta che sublimava il dolore passato, rendendolo quasi materiale piacevole dal quale attingere.
«Te lo racconterò Jo, ma ora non mi ci sento più nella solitudine».

E si avvicinò alle sue labbra, perché erano una collisione ineluttabile.
Soli assieme.

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