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«Mi dispiace» la dottoressa si sbilanciò emotivamente posandole una mano sulla spalla.

I riflettori si erano spenti, i tendoni chiusi furiosamente. Non c'era battito e Matilde in quel preciso momento faticava a percepire persino il suo di cuore.

«Lei è il suo compagno, immagino» si rivolse a Joseph che a piccoli passi si era introdotto nello studio e adesso annuiva incerto, serrando i pugni dietro la schiena, pronto all'autoflagellazione.
«Potrete sempre riprovarci-» tentò lei impietosita da una coppia così giovane, evidentemente spezzata dal dolore.
«-il suo aborto spontaneo non esclude la possibilità di portare avanti un'altra gravidanza» concluse la sua rassicurazione, ignara della lontananza tra i due ragazzi.
«Grazie» Joseph rispose per entrambi stringendo la mano della professionista.
«Abbiate cura di voi» li congedò restituendo loro la cartella clinica.
«Lo faremo» Joseph gettò l'ultima occhiata malinconica all'ecografo, ormai spento, prima di seguire Matilde fuori dall'edificio.

[...]
«Jo» lo richiamò dopo essere rientrati in macchina.
«Dimmi» addolcì il tono lui.
«Ti posso abbracciare?» provò vergogna per la sua stessa richiesta.
«Sempre» non attese altro tempo per stringerla tra le sue braccia, abbattendo ogni barriera.
«Ho rovinato tutto» si morse il labbro lui, nascondendo gli occhi lucidi dietro gli occhiali da sole.
«Non è colpa tua» scelse di precederlo perché, nonostante tutto, l'amore avanzava sempre più velocemente dei rancori.
«Lo è invece, se non avessi avuto paura, se non ti avessi lasciata andare allora avremmo avuto una speranza» esplose dando voce alla cantilena che da ore gli annientava la mente.
«Non è colpa tua» ripetè lei asciugandogli una lacrima sfuggita alle resistenze.
«Sei stata la cosa migliore che mi sia capitata Jo, da quando ho incrociato i tuoi occhi in quella piazza» deglutì preparandosi alla tempesta che sarebbe arrivata, a quel ma che avrebbe posto il punto di non ritorno.
«Ma evidentemente non è il nostro momento» ammise debilitata da tutti quei conflitti.

La verità era che quella storia era nata nel germe della menzogna, nelle tenebre di una vecchia relazione da Joseph malcelata.
Un sentimento forte, a tratti opprimente, ma costretto a camminare con un paio di stampelle sin dagli albori.
Avevano vissuto tanto, in troppo poco, e i segni della stanchezza erano evidenti.

[...]
«Mi stai lasciando Mati'?» domandò lui dopo qualche minuto di silenzio.
«Ci facciamo male Jo» ammise, non riuscendo tuttavia a distaccarsi dal suo corpo.
«Lo sai meglio di me che separati non respiriamo» provò a dissuaderla da quella scelta pilotata dal raziocinio.
«Ma insieme ci distruggiamo» gli accarezzò il volto, guardandolo annientata dalle sue stesse verità.
«Voglio solo essere l'uomo per te» ammise.
«E tu lo sei, dal primo giorno. E lo sarai sempre, ma guardaci» assottigliò il tono, delirando su una separazione alla quale non era effettivamente pronta.
«Tu la riesci a immaginare una vita senza di me?» chiese mordicchiandosi il labbro.
«No» rispose diretta.
«Nemmeno io» confessò.
«Però te ne sei andato Jo e questo non lo posso dimenticare» si scostò leggermente dalla sua figura.
«Vorrei perdonarti Jo, ma non ci riesco» spiegò dolcemente, curandosi di non ferirlo con la sua ammissione.
«Io non posso stare senza di te, ma non riesco a vivere con questo peso addosso» proseguì.
«Mi stai lasciando Mati'?» chiuse gli occhi lasciando che una lacrima solitaria gli attraversasse la guancia.
«Abbiamo bisogno di stare da soli Jo» faticò ad incrociare il suo sguardo.
«Non sarà mai un addio per me, lo sai ve'?» abbassò ogni difesa.

«Buona fortuna»
Il tempo per l'ultimo bacio fuori da ogni ragione ed un eterno addio.

«Mati'» la richiamò facendo irrigidire il suo corpo.
«Ti amo, non te lo scordare mai.»

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora