Capitolo 8

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"È stata la corsa in auto più divertente della mia vita, forse anche perché è stata l'unica" Cerco di riprendere fiato. Ashton ha piazzato il piede sull'acceleratore facendo slalom tra le altre auto fino ad arrivare al Luna Park. È stato davvero adrenalinico, ma assolutamente pericoloso.
"Era questo l'obbiettivo." Dice abbozzando un sorriso. Adoro il suo sorriso. "Ora che siamo arrivati, scendiamo e divertiamoci, ti va?" Sembra stentato. La frase non ha molto senso e quando apre la portiera dal suo lato e la luce si accende nell'abitacolo mi rendo conto del perché: è rosso in viso, quasi imbarazzato e io sorrido davanti a questa dolce scena per poi imitarlo scendendo dall'auto.
"Benvenuti allo York Park." Cordialmente, come da manuale, ci dice la signorina posta davanti la porta principale del parco . "Due biglietti?"Domanda sorridendo, molto fintamente. Penso che questo lavoro è probabilmente orrendo, io almeno in libreria non devo sorridere ventiquattro ore su ventiquattro.
"Si, grazie."Ashton estrae il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans, la signorina stampa due biglietti e ce li porge. Sembra davvero afflitta.
"Con  questo biglietto avete cinque attrazioni gratis a testa. Buon divertimento." Il moro paga ed entriamo.
Tutte le attrazioni sono colorate e adornate di luci, tutto sembra brillare magicamente,dalla ruota panoramica che sembra un colosso davanti a me, alle urla che si sentono provenire da destra, probabilmente dalla montagna russa verde smeraldo. È tutto bellissimo e io rimango a bocca aperta davanti a quello spettacolo, finché non sento delle dita sfiorare lamia mano destra e successivamente incastrarsi. Guardo la mano enorme,con le dita affusolate di Ashton, incastrata con la mia, un po' più piccola e adornata da anelli e ciò mi fa sospirare.
"Scommetto che quella montagna russa ha rapito il tuo cuore." Ashton indica l'attrazione verde smeraldo che tanto bramo provare e sento già l'adrenalina in corso.
"Si, sarò scontato, ma le montagne russe sono le mie preferite." Un ghigno compare sul mio volto e con uno sguardo complice ci dirigiamo proprio verso destra.
Penso che se qualcuno vuole fare qualcosa per sentirsi vivo debba provare le montagne russe: sono la concezione di vita. Il vento ti investe, datala velocità, l'adrenalina ti scorre nel sangue, i capelli volano in tutte le direzioni, sei dritta e all'improvviso ti ritrovi sottosopra, tutto nell'arco di una manciata di minuti. Le urla e i sorrisi. È un momento che condividi con chi hai accanto.
Né io né Ashton abbiamo urlato. Io ho riso, ho riso talmente tanto che ora mi fa male lo stomaco, perché appunto non provavo talmente tanta adrenalina da almeno due anni e ne avevo un bisogno quasi viscerale.
"E'stato pazzesco." Esordisco, scendendo dal sedile, dopo che l'addetto alla sicurezza ci ha slegati. Ora stiamo scendendo i gradini per tornare con i piedi sul suolo.
"Si, non hai neanche urlato. Da te non me lo aspettavo." Nella sua espressione si vede davvero la sorpresa, e ciò mi rende orgogliosa. L'ho stupito.Guarda in basso e lega nuovamente le nostre dita, per condurmi davanti la grande ruota panoramica.
"La luna si vede decisamente meglio da lassù." Indica il punto più alto della ruota, e il mio cuore batte all'impazzata, ma questa volta non è colpa dell'adrenalina, ma del ragazzo che mi tiene per mano.
"Allora,cosa stiamo aspettando?" Mi passo la lingua sul labbro inferiore e i suoi occhi seguono perfettamente il movimento che faccio.
Siamo in coda per la ruota, i prossimi siamo noi. Parlare con Ashton è bello, non ho remore e scherziamo tutto il tempo; come se lui già conoscesse i miei pensieri e quindi sa quali discorsi intraprendere.La trovo una cosa strana, ma mi intriga.
"Prego." Dice il tizio della sicurezza , timbrando il biglietto di entrambi e facendoci salire su quella che sembra una bolla di vetro. Mi ricorda quasi il London Eye, ma con due posti e con i vetri puliti. Cento punti in più per New York.
Siamo seduti uno difronte all'altro e pian piano che la bolla ci sta facendo salire le persone sotto iniziano a sembrare più piccole e la luna un po' più grande.
"Sai,nelle religioni della Polinesia e della Grecia antica la Luna viene associata alla morte; si credeva che essa fosse la sede dei morti. Ma io non posso proprio capire come potevano ipotizzare una cosa del genere su una cosa così bella." Non conosco lo scopo del mio intervento, penso pure che al castano difronte a me neanche interessi, ma scrollo le spalle, e lo guardo.
"Adoro sentirti parlare della luna, sembra quasi tu ci sia affezionata." Scuote la testa quasi incredulo. "Sei mille volte più bella quando la guardi. Sei sempre bella, ma quando la guardi, lo sei ancora di più."Un sorriso si forma sulle sue labbra e le fossette spuntano sulle sue guance. Lui non sa quanto è bello per me e forse è meglio così.
"Allora ne parlerò più spesso." Scrollo le spalle,rilassata dal momento, ma un qualcosa sconvolge un po' tutto ciò che sta accadendo nella bolla, in quanto sul vetro si depositano delle piccole gocce.
"Cavolo!" Esclama Ashton, guardando anche lui le goccioline sul vetro che scorrono lente. Alcune si incrociano,altre troppo pesanti cadono giù più velocemente, poi ci sono quelle che si uniscono e ne formano una sola, per poi precipitare giù pesantemente .Forse è questo l'innamorarsi, due gocce separate che incrociano la loro strada, decidono di amarsi e si congiungono, per poi cadere insieme. Quando si parla d'amore, c'è sempre una caduta,se tutto va bene le gocce al suolo ci arriveranno insieme,altrimenti al suolo arriveranno due gocce ben separate.
Il giro è finito,ora dovremmo scendere, ma nel contempo la pioggia si è intensificata.
"Conviene correre" Mi afferra la mano e scendiamo dalla bolla per iniziare a correre. Rido perché lui è visibilmente più veloce di me e sembra mi stia trascinando, anche perché questi pantaloni di pelle non sono adatti a correre. La mia risata lo contagia, ridiamo insieme, cercando riparo e il più vicino sembra essere un cunicolo a destra, vicino all'entrata. Proprio lì ci troviamo a boccheggiare per la corsa. Nonostante tutto siamo bagnati, non fradici, ma comunque bagnati.
"Tu saresti una pessima atleta." Prende fiato, indicandomi e scoppia nuovamente a ridere.
"Sei tu che hai le gambe troppo lunghe." Ribatto cercando di essere seria, ma la sua risata non si può ignorare e rido anche io. Mi manca il respiro e non so se è per la sua vicinanza o per altro.
Sono tentata di baciarlo, con i capelli bagnati sulla fronte per via della pioggia e il suo sorriso che potrebbe conquistare il mondo. Ci stiamo fissando, aspettando che uno dei due faccia la prima mossa. Lui mi ha già chiesto di uscire,credo che possa benissimo farla io stavolta.
Così con un gesto fulmineo, poggio le mie labbra sulle sue, fredde al retrogusto di tabacco. Le sue mani vanno a finire sui miei fianchi e io insinuo le mie tra i suoi capelli umidi. Sento lo stomaco sottosopra e le gambe molli mentre il bacio si intensifica e lui mi porta più vicina al suo corpo, petto contro petto.
Un cellulare squilla e siamo costretti a staccarci e lui prende il telefono dalla tasca posteriore dei suoi jeans. "Mi dispiace, devo rispondere." Dice uscendo dal cunicolo e io chiudo gli occhi. È successo...Ma lui è appena scappato.



To The Moon|| Ashton Irwin (CARTACEO SU AMAZON)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora