𝟑𝟖. 𝐌𝐀𝐃𝐄 𝐅𝐎𝐑 𝐄𝐀𝐂𝐇 𝐎𝐓𝐇𝐄𝐑

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É una splendida giornata di sole a New York, del resto, l'estate é ormai alle porte.

Le strade sono gremite di gente: studenti che si dirigono verso l'università, lavoratori che camminano in direzione degli uffici e turisti che sono giunti nella grande mela per visitare i più famosi luoghi e monumenti della città.

Davanti la scuola di canto situata a pochi passi dal Metropolitan Museum of Art, una giovane dai lunghi capelli biondi se ne sta a braccia conserte e si guarda attorno, forse in attesa di qualcuno.

Un'auto colore blu notte si ferma proprio di fronte a lei. La ragazza allora non perde tempo e si avvicina al veicolo, sul quale sale pochi istanti dopo. «Hi, dad!» esclama, sporgendosi di poco verso l'uomo che si trova alla guida e lasciandogli un bacio sulla guancia.

«Hi, my darling.» risponde lui, con un leggero sorriso. «Scusami se ho fatto tardi, ma oggi c'è più traffico del solito.»

«Non preoccuparti.» lo rassicura la figlia, sistemandosi meglio sul sedile.

«Com'è andata a lezione?» domanda il padre, lanciandole una breve occhiata.

«A meraviglia!» la bionda conserva alcuni spartiti all'interno dello zainetto. «Ci stiamo impegnando molto, la signorina Miller vuole che lo spettacolo di stasera risulti impeccabile.»

«Sarà un concerto memorabile, ne sono sicuro.»

«Speriamo fili tutto liscio.» la giovane ride leggermente e accende la radio.

«Want you to text me
Say that you miss me
But I'm stuck here reading paragraphs how I did you wrong
Oh, I wish it was easy
You didn't hurt any feelings
Now I can't look back on us without it bumming me out»

Le note di ugly, la sua canzone preferita, riempiono l'intero abitacolo.

«I hope you're sleeping good
Getting all that off your chest
But you showed me all your true colors
And I start to wonder
How I'd ever go back now»

Nella sua mente tornano a galla alcuni ricordi legati all'esperienza più bella che abbia mai vissuto, esperienza risalente a diversi mesi fa.

«Why'd you have to go and make it so ugly
With every word that you said?
Why'd you have to go and mess with all the memories?
Now there ain't nothing left
You stepped on the flowers, I'll never forget it
No, I don't hate you, I just hate how it ended, ended
Why'd you have to go and make it so ugly?»

La ragazza volge lo sguardo fuori dal finestrino, mentre New York scorre veloce sotto i suoi occhi e la musica fa da sottofondo ai suoi pensieri.

«Can't take it all back
Can't take it all back now
If you didn't freak out maybe you would be here right now, now
Can't take it all back
Can't take it all back now
If you didn't freak out maybe you would be here right now, now»

Una lacrima di nostalgia le solca il viso. I suoi sentimenti, da allora, sono rimasti gli stessi. Forse, sono addirittura diventati più forti.

«Elizabeth,» la voce dell'uomo le solletica le orecchie e la fa tornare alla realtà. «siamo arrivati.»

Liz prende lo zaino e apre lo sportello, poi scende e si dirige verso la porta di casa.

Non appena mette piede all'interno dell'abitazione, ad accoglierla é il delizioso profumo delle lasagne e cotolette che sua madre sta preparando in vista del pranzo.

«Tesoro!» la richiama Vera, sorridente. «Com'è andata la giornata?» le chiede, lasciandole un bacio sulla fronte.

«Bene, bene.» risponde semplicemente la bionda. «Vado a cambiarmi, torno fra un istante.» la avvisa, per poi camminare in direzione della sua stanza.

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