Chapter 2

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𝔐𝔶 𝔦𝔪𝔞𝔤𝔦𝔫𝔞𝔱𝔦𝔬𝔫'𝔰 𝔱𝔬𝔬 𝔠𝔯𝔢𝔞𝔱𝔦𝔳𝔢
𝔗𝔥𝔢𝔶 𝔰𝔢𝔢 𝔡𝔢𝔪𝔬𝔫, ℑ 𝔰𝔢𝔢 𝔞𝔫𝔤𝔢𝔩
𝔚𝔦𝔱𝔥𝔬𝔲𝔱 𝔞 𝔥𝔞𝔩𝔬, 𝔴𝔦𝔫𝔤𝔩𝔢𝔰𝔰 𝔞𝔫𝔤𝔢𝔩
(𝔄𝔯𝔦𝔞𝔫𝔞 𝔊𝔯𝔞𝔫𝔡𝔢~ℑ𝔫 𝔪𝔶 𝔥𝔢𝔞𝔡)

                            🥀

Quella notte dormii male, poiché il rumore scrosciante della pioggia non mi diede tregua e fulmini e tuoni mi facevano sussultare.

Solo a mezzanotte il maltempo terminò e riuscii a prendere sonno.

Al mattino, la pioggia lasciò spazio ad una nebbia inquietante.

La colazione con mio padre fu tranquilla: eravamo seduti ai capotavola di un lunghissimo tavolo, e mentre mangiavo, mi augurò buona fortuna per il primo giorno di scuola.

Lo ringraziai, ma sapevo già che non avevo speranze: la fortuna girava alla larga da me.

Mio padre partì per Seoul e sapendo che l'avrei rivisto fra minimo cinque giorni tirai un sospiro di sollievo.

Dovevo ancora stabilire se la sua presenza fosse destabilizzante o meno per la mia sanità mentale.

Tornai nella mia camera ed entrai nel bagno, troppo grande per una sola persona, per darmi una sistemata.

Mi lavai i denti difronte allo specchio, arricciando il naso alla vista ripugnante della mia divisa scolastica blu.

Una delle tante cose che odiavo della Corea, erano quelle divise da scolaretta alle scuole superiori.

Decisi che oggi mi sarei anche potuta truccare, tanto per mascherare l'agonia impressa sul mio viso.

Presi la cartella con i miei libri e uscii dalla mia stanza sospirando.
Il viaggio non fu molto breve.

Ci volle mezz'ora e dedussi che andare a scuola a piedi non avrebbe più fatto parte delle mie abitudini.

Feci un saluto all'autista e scesi con le gambe tremanti.

Persino le scuole in Corea erano deprimenti: il mio nuovo liceo era un edificio molto alto, con ampie vetrate e di un giallo ocra.

Il cortile era forse l'unica cosa che avrei ritenuto 'salvabile': una strada ampia divideva un bel  prato curato, che spiccava tra tutto il cemento di cui era fatta Busan.

C'erano ancora pochi studenti, perciò entrai a testa bassa dirigendomi verso la segreteria.

La trovai ed entrai, prendendo tutto ciò che mi sarebbe servito a sopravvivere: l'orario scolastico e una pianta della scuola.

Visto che in Corea il liceo durava tre anni, ero praticamente all'ultimo anno e salii al terzo piano: in classe non c'era ancora nessuno e mi sedetti all'ultimo banco, quello vicino alla finestra, osservando il cortile che man mano si riempiva.

Al suono della campanella gli studenti entrarono ordinatamente e con calma: le scuole italiane non erano così, e nonostante sapessi parlare bene il coreano, essendo bilingue, sapevo che avrei fatto fatica ad abituarmi.

Le estati trascorse qui, le passavo a studiare con un insegnante privato, non avendo fatto amicizia chiusa in quella villa: ero curiosa di verificare le mie conoscenze e sperai di non trovarmi indietro.

Non ho mai avuto grossi problemi con la scuola e non volevo averne in quel momento.

Entrarono prima due ragazze, dai lineamenti tipici coreani e la pelle pallida: ecco un luogo dove la mia carnagione strideva.

ℜ𝔢𝔡 ℜ𝔬𝔰𝔢 ||𝔐𝔦𝔫 𝔜𝔬𝔬𝔫𝔤𝔦||Where stories live. Discover now