Chapter 28

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                         ℌ𝔢𝔯𝔢'𝔰 𝔱𝔥𝔢 𝔱𝔥𝔦𝔫𝔤, 𝔶𝔬𝔲'𝔯𝔢 𝔦𝔫 𝔩𝔬𝔳𝔢
𝔚𝔦𝔱𝔥 𝔞 𝔳𝔢𝔯𝔰𝔦𝔬𝔫 𝔬𝔣 𝔞 𝔭𝔢𝔯𝔰𝔬𝔫 𝔱𝔥𝔞𝔱
𝔜𝔬𝔲'𝔳𝔢 𝔠𝔯𝔢𝔞𝔱𝔢𝔡 𝔦𝔫 𝔶𝔬𝔲𝔯 𝔥𝔢𝔞𝔡
𝔗𝔥𝔞𝔱 𝔶𝔬𝔲'𝔯𝔢 𝔱𝔯𝔶𝔦𝔫𝔤 𝔱𝔬 𝔟𝔲𝔱 𝔠𝔞𝔫𝔫𝔬𝔱 𝔣𝔦𝔵
𝔗𝔥𝔢 𝔬𝔫𝔩𝔶 𝔱𝔥𝔦𝔫𝔤 𝔶𝔬𝔲 𝔠𝔞𝔫 𝔣𝔦𝔵 𝔦𝔰 𝔶𝔬𝔲𝔯𝔰𝔢𝔩𝔣
(𝔄𝔯𝔦𝔞𝔫𝔞 𝔊𝔯𝔞𝔫𝔡𝔢~ℑ𝔫 𝔪𝔶 𝔥𝔢𝔞𝔡)



🥀

Mugolai indolenzita mentre mi giravo sull'altro fianco, il fruscio di lenzuola entrò nelle mie orecchie e mi ridestò.

Spalancai gli occhi e annaspai, uscendo di malavoglia dalle coperte calde e candide come nuvole.

Sollevai il busto e mi guardai intorno, accecata dalla luce della stanza in cui mi trovavo.

La mia camera da letto non mi era mai sembrata così spaventosa: mi guardai intorno e notai quanto nulla fosse cambiato.

Mi alzai e mi massaggiai la testa, pensando che tutto quello che avevo vissuto l'altro giorno fosse stato un semplice sogno.

Anche se lo definirei più un incubo.

Fu quando abbassai lo sguardo però, che giunsi alla consapevolezza che non era un sogno ma era tutto reale.

Indossavo ancora la divisa della scuola, la mia cartella era abbandonata su un angolo, quando in realtà la mettevo sempre sulla sedia accanto alla scrivania.

Mi chiesi come fossi svenuta, o come mi avessero portata li, mi chiesi il perché.

Ma tutto questo significava solo una cosa: tutto ciò che avevo vissuto da quando ero arrivata a Busan era falso, fottutamente falso.

Anzi, era da quando avevo incontrato Min Yoongi.

Al solo pensare il suo nome, mi vennero i brividi: pensare che lui mi avesse presa in giro, che avesse finto di tenere a me così come i suoi fratelli, per me era la cosa più dolorosa che potessi accettare.

Calde lacrime solcarono le mie guance e un acuto e trattenuto singhiozzo rimbombò nel silenzio di quella casa troppo grande per me.

Non ricordavo nulla dopo aver visto Leeteuk, pensare che loro mi avessero avvicinata per portarmi da lui, non aveva molto senso.

Ripensai al suo sorriso accennato, alla sua pelle che sembrava di fine porcellana, coperta da una suite nera e ai suoi occhi scuri e intensi.

Cosa mai potesse volere un vampiro originale da una semplice umana come me?

Cosa centrava tutto questo con gli eventi strani che mi stavano accadendo in quei mesi?

E come mai mio padre era così poco presente e permetteva a Yoongi e i suoi fratelli di entrare nella mia vita? Sapeva qualcosa? Probabile.

E se fosse davvero così e mi consegnasse nelle mani di un vampiro che poteva fare di me qualunque cosa volesse, mi riempirebbe il cuore di angoscia.

Una parte di me avrebbe voluto incontrare Leeteuk, chiedergli spiegazioni su tutto questo.

Ma il mio istinto di sopravvivenza prevalse: mi alzai di scatto e accesi il computer, andai su internet e acquistai il primo biglietto per Roma che trovai.

Dovevo fuggire immediatamente, tornare a casa e nascondermi per quanto potessi: non potevo restare in Corea del Sud un minuto di più.

Sentii la stampante stampare il biglietto mentre con una fretta che non mi era mai appartenuta afferrai un borsone e misi tutto quello che poteva entrarci o che mi sarebbe servito.

Notai sul comodino accanto al letto una lettera e sopra la busta vi era una scritta famigliare.

"Leggilo, per favore. Ho bisogno di parlarti."
-Tae

Sgranai gli occhi, non avevo idea di cosa contesse quella lettera.

Pensai allo sguardo del biondo la scorsa sera, era dispiaciuto per me e quello che mi era successo, ma ero troppo sconvolta per degnarlo anche solo di una parola.

Ero indecisa se prendere o meno quel pezzo di carta: il mio orgoglio reclamava a gran voce di ignorarlo e di andare avanti, di pensare che lui fosse un traditore come gli altri, un bugiardo manipolatore e quant'altro.

Ma il mio cervello era troppo curioso e aveva un disperato bisogno di risposte, perciò misi la lettera nel borsone.

Scesi in salotto e con passo spedito giunsi alla parete opposta alle finestre, dove un quadro che rappresentava dei cavalli in prateria, spiccava innocuo.

Lo tolsi delicatamente e posai una mano sulla combinazione della cassaforte, scrivendo la data del mio compleanno.

Era la cassaforte dove mio padre teneva i suoi soldi e mi rivelò la combinazione in caso di emergenza.

Misi soldi e passaporto nel borsone, lo richiusi e afferrai il cellulare, lasciandolo in bagno: non avrebbero potuto rintracciarmi in nessun modo, se non lo avessi portato con me.

Prima di uscire, tolsi la divisa scolastica per mettermi vestiti neri e anonimi, scrissi un biglietto a mio padre, presi il cappotto e uscii dal retro lasciandomi casa Kim alle spalle, probabilmente per sempre.

Chiamai un taxi, che mi portò all'aeroporto e la paura costante di poter essere scoperta mi accompagnava ad ogni passo.

Durante il check-in una dipendente dell'aeroporto mi chiese addirittura se mi sentissi bene, perché avevo un colorito da cadavere.

Le dissi che non era nulla, che avessi solo un calo di zuccheri e sorrisi per incoraggiarla a non fare domande.

Meno mi facevo notare e meglio era.

Quando finalmente l'aereo decollò, un sospiro di sollievo mi uscì dalle labbra e abbandonai la testa sul sedile, stanca per quella corsa.

Dal borsone tirai fuori la lettera e decisi di aprirla e in quel momento rimasi pietrificata.

Bianco.

In quella busta vi era solo un foglio, senza alcuna traccia di scrittura, che fosse a penna o a matita.

Se Taehyung avesse voluto davvero aiutarmi, non avrebbe lasciato il foglio in bianco: che senso aveva?

Guardai il foglio, vuoto come il mio cuore in quel momento e rimisi la lettera nel borsone, vidi la Corea del Sud farsi sempre più piccola.

ℜ𝔢𝔡 ℜ𝔬𝔰𝔢 ||𝔐𝔦𝔫 𝔜𝔬𝔬𝔫𝔤𝔦||Where stories live. Discover now