Capitolo 8: 𝐸𝑟𝑟𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎

550 54 32
                                    

Warning: questo capitolo contiene scene forti

Nixal

«Aprite, per favore, madre, aprite la porta!» gridai.
I miei polmoni non riuscivano più a catturare aria. Mi aggrappavo alla porta di legno con le unghie. Ma per le troppe volte in cui avevo compiuto quel disperato gesto, si erano consumate, e anche la superficie della porta lo era. Con i polpastrelli riuscivo a percepire i solchi che avevo lasciato nel tempo, le lacrime invece, erano sempre di più e anche questa volta mi offuscavano la vista. I polsi mi dolevano e ogni volta che le maniche della tunica sfregavano, sentivo bruciare.

«Vi prego!» battei i pugni.

Quello spazio era angusto tanto quanto una latrina. Non c'erano finestre, nemmeno sul soffitto. Da cui però, cadeva una lampada accecante che restava sempre accesa. Il giorno e la notte non esistevano. In quel cubicolo non faceva mai buio. E la notte era il mio posto sicuro, era dove potevo sentirmi libero e vivo.

A volte avevo voglia di strappare quella stupida luce appesa.
Ma il più delle volte svenivo.
C'era poco ossigeno, perché dovevo restare debole.
In quel posto mi ritrovavo a fare i conti con le ferite che mi avevano inferto mio padre e mia madre. Il Re e la Regina. 

'Dobbiamo curare il tuo problema. Dobbiamo trovare una soluzione.' si giustificava mia madre.
'Non potrai essere un Re, se hai quel sangue sporco nelle vene' diceva mio padre.
Ero diverso da quelli che mi circondavano.
Non ero un Magus qualunque.
Non ero umano.
Ero un errore della natura, un essere difettoso. Un abominio.

Strinsi le mani sul bordo del ripiano del bagno. Non riuscivo a prendere aria. I polmoni sembravano non voler rispondere ai miei comandi. Più cercavo di catturare ossigeno, più avevo l'impressione di affogare.
«Vostra Maestà...» sentii accorrere al mio fianco.
Alzai un braccio tremante, per bloccare la guardia, prima che potesse avvicinarsi e toccarmi. Avrebbe solo peggiorato la situazione.

«Va-» tentai, fra gli ansiti esasperati «fuori.»
«Vostra Maestà, ma...»

Mi voltai di scatto verso di lui e lo fulminai con lo sguardo. Doveva essere una guardia nuova, altrimenti al mio primo ordine se ne sarebbe andato senza protestare minimamente.
Annuì e lasciò il bagno.

Lo sguardo ricadde sullo specchio. Il riflesso della mia figura era distorto. Le voci di mio padre e di mia madre si confondevano alla realtà.
Mostro. Pericoloso.
Vidi il bambino che ero con le ferite ancora sanguinanti a sostituire le ombre delle cicatrici sul mio petto. Un ragazzino stanco e debole che ancora implorava aiuto dai suoi genitori.

Un essere difettoso. Un abominio. Riecheggiò.

Alzai il braccio con fatica, sferrai un pugno allo specchio che si frantumò in mille pezzi. Le schegge di vetro ricaddero in sonori frammenti sul ripiano, rompendo il silenzio della tarda serata. Si aprirono delle ferite sul dorso della mano, osservai il sangue colare lento e silenzioso, ma non sentii dolore.
L'eco delle voci dei miei genitori si spense. Rimase solo mio respiro irregolare e forzato, il mio battito cardiaco accelerato e il tremore.

Cercai ciò che da più di dieci secoli mi aiutava a calmarmi. La vendetta.

Non era un piano qualunque e ci avevo messo così tanto per raggiungere il suo compimento non per colpa mia. Ero convinto che una volta portato a termine, sarei guarito, avrei rivendicato me stesso e mia sorella. Il Re e la Regina non potevano nemmeno immaginarsi cosa spettava loro. Non riuscivo a capire come i segreti fossero riusciti a rimanere all'interno del Palazzo Reale al tempo. Io ero diventato il carnefice, l'oscuro, il Principe delle Tenebre che uccideva senza pietà e non loro, esecutori dei loro stessi figli, affamati di potere.

Figlia del Caos - Darkness & DeceptionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora