Capitolo quattro

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Diego

-Sarò a casa per le 21:00.-

Digrignai i denti ma non poteva vederlo.

-Scommetto che il notaio cascamorto ha scelto te tra quattro segretarie per rimanere fino a tardi nel suo ufficio.-

Non rispose.

-E' il mio lavoro.-

-Anche quando ti ha toccato il culo era il tuo lavoro?-

-Va' all'inferno!- Urlò.

Riagganciai il telefono e lo gettai sul divano. Sapevo di aver sbagliato a parlarle in quel modo. Era accaduto durante una cena di lavoro dove lui era talmente ubriaco da rasentare il coma etilico. Quando i suoi colleghi gli raccontarono l'accaduto si scusò in ginocchio, con le lacrime agli occhi, di fronte Asia. Era una persona gentile ed educata, non avrebbe ma compiuto un gesto simile in altre situazioni,ma non riuscivo a metterci una pietra sopra. Considerava Asia la sua miglior segretaria ed era ovvio che la trattenesse fino ad orari assurdi in ufficio, ma era anche ovvio come il sorriso smagliante della mia fidanzata lo facesse letteralmente sciogliere. Cucinai,guardai il telegiornale, mangiai da solo, misi il piatto con la cena di Asia nel forno a microonde così che al suo ritorno in due soli minuti potesse consumare un pasto caldo, parlai al telefono con i miei genitori che solevano chiamarmi ogni due giorni, chiamai i genitori di Asia per accertarmi che la madre affetta da diabete stesse bene, la sentii lamentarsi di come non sopportasse le quotidiane iniezioni di insulina, mi sedetti sul divano ed iniziai a fissare il vuoto. Contemplavo il pavimento in marmo e i quadri che decoravano le pareti. 'Meravigliosa routine', pensai in modo sarcastico.

-Sono a casa.- Asia in tutto il suo splendore che sapeva di mare e sabbia e salsedine non mi rivolse neanche uno sguardo. Andò in cucina a mangiare la cena che le avevo preparato per poi nascondersi sotto le coperte. La seguii a ruota e mi coricai accanto a lei, spalle contro spalle. Potevo immaginarla con gli occhi aperti a guardare il mondo fuori la finestra, mentre io per nove anni avevo contemplato uno stupido armadio nero prima di addormentarmi. Non avevamo visto i nuovi cataloghi che aveva portato a casa, li avevo scorti per caso su un piccolo tavolino vicino la porta di ingresso. ' Su cinque volte una mostrati interessato, una in disaccordo, le altre tre acconsenti'. Era il momento di acconsentire, di darle ragione. Mi voltai e l'abbracciai affondando il naso nei suoi capelli profumati di pesca. Iniziò a singhiozzare.

-Scusa...-Le sussurrai dolcemente. Non dovetti aggiungere altro. Ci addormentammo cullati dal rumore dei nostri lievi respiri. Un altro giorno era terminato.

Ogni alba rimasta (Ex ANCHE ORA- Il castello del tempo)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora