Cactus

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Fissai lo schermo del mio telefono immobile, cosa avrei dovuto fare adesso?
Ecco il problema dei riflessivi, quando decidono di fare gli impulsivi per quei pochi istanti della loro vita se ne pentono subito.
Cosa sarebbe successo?
Inizia a mordermi l'interno del labbro inferiore, lo facevo spesso e avevo un sacco di cicatrici su di esso, segno degli anni in cui avevo bisogno di Luke ma lui non c'era.

Ma adesso eri li, mi aveva trovata ed era disposto a ricominciare. Presi un respiro, io lo ero? Lo ero davvero?

Non ero mai stata una persona sicura, e in quel momento fissavo il nulla cercando una risposta in qualunque cosa. Tutto era immobile, sembrava che la casa mi stesse aspettando, il mio cuore batteva lento e anche l'orologio appeso in cucina produceva un ticchettio cantilenante.

Io tenevo a Luke, e questo era chiaro nella mia testa. Erano chiare anche le sensazioni che mi dava quando mi baciava, quando mi toccava.

Potei ancora ricordare le sue mani strette sui miei fianchi qualche notte prima. Mi aveva spinto in quella camera da letto e io non lo avevo fermato, perché non volevo farlo.
Io volevo quello, volevo sentire il suo corpo sopra al mio, volevo che mi possedesse.
Ma gli ho fatto quelle domande perché sono sempre stata in un situazione instabile, e con lui non volevo che fosse così.
Ci tenevo così tanto che non avrei mai pensato di voltargli le spalle.

Non seppi per quanto tempo rimasi così ferma, ma quando sentii bussare alla porta mi mossi.
Un altro battito riempì la mia cassa toracica, chiunque ci fosse stato dall'altro strato della porta era affannato, continuava a battere insistentemente.

-Apri, Hayley.- disse.

Le mie gambe si irrigidirono.

-So che sei in casa. Apri questa porta adesso.-

Mi passai una mano sul collo, la voce di Luke era preoccupata e, triste?
Un caldo improvviso mi colpì il viso e il corpo, volevo togliermi il maglione solo per sentire un po' più di sollievo, guardai la mia felpa.

Dei piccoli cactus con dei fiori erano messi sopra ad una base nera, avevo sempre comprato dei maglioni strani ma a me piacevano. Anche a Luke.

Riportai l'attenzione sulla sua voce e mi avvicinai titubante alla porta.

L'aprii poco e potei già vederlo con tutte e due le mani appiccicate sui lati degli stipiti scuri. Appena mi vide la sua espressione si addolcì.
Non sapevo che effetto gli facevo, a volte sembrava che potessi calmarlo e altre che lo facessi incazzare ancora di più.

-Perché sei qui?- chiesi a voce bassa.

-Cosa avrei dovuto fare?- scattò, si spinse in avanti aprendo un po' di più la porta -Avrei dovuto chiamarti? O risponderti al messaggio? Dimmi che cazzo devo are perché io non lo so più.-

Lo fissai, il suo umore cambiava così velocemente, aprii di più la porta in silenzio.

Lui entrò e chiuse la lastra di legno, si passò una mano tra i capelli e poi pinzò tra due dita il labbro inferiore, sfiorò il piercing. -Scusa.- sussurrò.

Fece dei respiri e si calmò.

-Possiamo parlare?-

Annuii, feci per andare verso il salotto ma una stretta leggera mi prese il polso.
-No, aspetta. Prima- saettò con gli occhi in senso di insicurezza -prima baciami.-

Schiusi le labbra, mi tremarono le dita ma subito dopo le portai in mezzo ai suoi capelli biondi, troppo ricordi freschi del suo corpo svestito e sudato mi inondarono la testa.
Guardai le sue labbra e poi i suoi occhi, lui fece lo stesso. Si chinò verso di me è potei sentire il suo fiato sulle mie guance prima che posasse le sue labbra contro le mie.

Le mosse piano, come se volesse tranquillizzarsi, lo assecondai fin quando non si distanziò.

-Voglio sapere cosa ne pensi dell'altra notte, quando sei rimasta a casa mia.-
Sussurrò, il mio viso diventò rosso, non mi era mai piaciuto parlare di quelle cose.
Lui lo sapeva, quando eravamo più giovani lo faceva apposta a dirmi cose sporche per farmi imbarazzare.

-Ti è piaciuto?- domandò ancora. Alzò un sopracciglio.
-Si,- sussurrai, pensai di andare a fuoco quando chiesi: -A te?-

-Certo che mi è piaciuto, mi mancavi anche fisicamente oltre che psicologicamente.- rispose,giocò con una ciocca dei miei capelli.

-Ti imbarazzi ancora per queste cose.- osservò a bassa voce.
Deglutii a forza cercando di non incontrare il suo sguardo.

-Anche tu mi basti Hayley.- parlò ancora, chiuse gli occhi -Ma ho bisogno di sapere cosa devo fare per convincerti di questo. Farei qualsiasi cosa.-

-Non è che non ti credo, è solo che ho paura.-

Era vero, io gli credevo, alle sue lacrime avevo creduto dalla prima volta che lo vidi entrare a casa mia.
-Non devi averne, finché sarai con me farò di tutto per proteggerti.-

Alzai gli occhi verso il suo viso, questa era la parte del Luke che conoscevo che non era mai riuscita a tirare fuori.

-Potresti essere la mia ragazza, se tu lo vuoi, non se se un questo modo ti sentiresti più sicura.- anche i suoi zigomi presero colore.
Ridacchiai.

Lui sorrise, con la calma totalmente fuori dal suo corpo.
Mi aveva chiesto di impegnarmi. Adesso non c'erano più segnali o sensazioni, in quel momento solo parole a cui mi aggrappai con tutta me stessa.

Gli sorrisi per poi prendergli la mano e portarlo sul mio divano, mi sedetti vicino a lui e mi appoggiai contro la sua spalla.
Accesi la tv mettendo il primo programma carino che vidi, volevo solo trascorrere del tempo tranquillo con Luke. E lui lo capì, infatti incominciò a giocare con il bordo della mia felpa scura.

-Quindi adesso stiamo insieme o qualche merda del genere?- borbottò a bassa voce.

Sorrisi per il suo pessimo tentativo di nascondere un ghigno di soddisfazione, sapevo che era felice.

-Si, qualche merda del genere.- sorrisi e feci cadere gli occhi sulla tv.

-Bene.- rispose ancora lui.
Portò una mani dietro alle mie spalle e mi strinse a lui, sospirò di sollievo.
Restammo in silenzio a guardare lo schermo della televisione.
Dopo un po' lo sentii avvicinarsi al mio orecchio, me lo sfiorò con la punta del naso.

-Mi fa ridere questo maglione.- disse sorridendo contro la mie pelle.
Guardai la maglia.
-Non ti piace?- chiesi.

-No no, il contrario, i cactus ti danno quel tocco ingenuo.-

Lo guardai, quando i suoi occhi si scontrarono con i miei sorrise.

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-Oh.- disse prima di prendere un vassoio i portarlo verso un tavolo.

Lo guardai con un cipiglio sul volto, aspettai che tornasse dietro al bancone.

-Perché "Oh"?- chiesi frustata.

Lui premette le labbra tra di loro, scrollò le spalle con aria sufficiente.

-Spero solo che tu non te ne penta.- commentò.

-Non lo farò.- risposi subito, o almeno, non avevo il programmi di farlo.

Lo osservai caricare sul vassoio due tazze e una brioche, andò verso un altro tavolo e subito dopo aver posato le cose su esso tornò indietro.

-Lo spero.- disse solo.

Alzai gli occhi al cielo, guardai i tavoli e se c'era qualcosa da prendere da uno di quelli ma non vidi niente, a parte una ragazza che guardava verso il bancone. Ero confusa ma dopo analizzai la sua direzione e capii che stava guardando Jackson, ridacchiai.
Lei aveva i capelli corti e di un castano chiaro che sembrava brillante sotto la poca luce che filtrava dalle nuvole che ricoprivano il cielo quella mattina.

-Non ti sta simpatico, vero?- chiesi riferendomi a Luke.

Jackson prese un bicchiere e lo asciugò. -No.-

Disconnect 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora