IL DIARIO DI KATE

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Guardavo fuori dalla finestra della camera. Notai con disappunto che il panorama non si addiceva in alcun modo alla stagione estiva, ma d'altro canto siamo pur sempre a Londra.

Fuori pioveva e la pioggia bagnava i vetri dando a ogni finestra quell'aria un po' misteriosa che personalmente non mi dispiaceva.

Mi allontanai da quello scenario di mistero e nostalgia per tornare nel mondo reale e raggiungere mia nonna in cucina.

Quella vecchiaccia non riusciva proprio a stare ferma. Stava armeggiando con pentole e fornelli e nell'aria aleggiava un lieve odore di prezzemolo.

<<Kate finalmente sei scesa>> disse, forse con un po' troppo entusiasmo per una signora della sua età, pulendosi rapidamente le mani sul grembiule lilla.

"Tipico" pensai. Nonna Jane è sempre stata così, iperattiva, un po' come i miei genitori che non riuscivano a stare fermi un attimo.

Per un attimo mi sembrò assurdo che dovessi fare assistenza a quella signora là, che stava letteralmente correndo (si fa per dire) verso di me.

<< Nonna, non ti agitare per favore! Adesso arrivo.>> Mi avvicinai a passo svelto per evitare che quel suo scatto improvviso si trasformasse in una dolorosa caduta.

<<Tesoro mio, è quasi pronto>> prese un respiro profondo <<Accidenti, non sono più abituata a essere atletica.>>

"Quattro rapidi passi non bastano per dire di aver fatto cose atletiche" pensai, ma non dissi nulla.  Avrei voluto.

Non feci in tempo a chiederle se stava bene che lei incalzò <<Ti ho fatto da mangiare il tuo piatto preferito, giusto per ringraziarti in anticipo della compagnia che mi farai quest'estate.>>

Eh, già, tutta l'estate con nonna Jane. Ero felice, non mi si fraintenda, ma avrei preferito di gran lunga starmene da un'altra parte. C'era di positivo che la zone dove abitava nonna Jane era davvero silenziosa e tranquilla, ottima per studiare senza troppe distrazioni o cominciare, che ne so, a meditare ogni tanto.

Presi la nonna sotto il braccio e la portai nel salone per sedersi a tavola.

La cena era deliziosa, nonna Jane non aveva perso il suo tocco magico evidentemente.

Nemmeno quella casa l'aveva perso. Mentre mangiavo non potevo fare a meno di notare le illustrazioni appese alle pareti del salone. Erano disegni di alberi e creature "magiche", come le avrebbe definite la nonna.

Finimmo di mangiare in fretta, accompagnai la nonna nella sua camera e mi rinchiusi nella mia per leggere qualche riga del libro che mi ero portata dietro.

"Questo libro non ha senso" pensai. "È la solita dannatissima storia: lei incontra lui, lui è brutto e cattivo ma estremamente figo, si innamorano, succede qualcosa di assurdo e poi tutto si conclude in modo ancora più assurdo".

Odiavo leggere storie di quel tipo, eppure ogni volta mi ritrovavo lì, tra le righe delle suddette storie, e ogni volta mi rimproveravo per la poca logica delle mie azioni.

La pace, neanche a dirlo, durò poco.

La porta busso.

Mi girai tirando un sospiro esasperato.

<<Sì?>>

<<Ti disturbo?>>

<<No, no, entra pure.>> Che altro potevo dire?

Nonna Jane Aveva una faccia sconvolta. Eppure ero sicura di averla portata in camera giusto un'ora fa, cosa poteva essere successo di così tanto sconvolgete.

"Le tremano le mani" pensai.

<<Ho fatto un sogno>>disse affannosamente. <<C'ero io e c'eri tu e tutto finalmente aveva un senso...>>

Pensai per un attimo che la nonna non avesse preso le sue medicine, ma fu un attimo, poi scacciai quel pensiero da cattiva nipote e ascoltai.

<<Caterina>> disse seriamente. Non l'avevo mai sentita usare il mio vero nome e mi fece parecchio strano. <<Caterina ti devo dire delle cose.>>

Mi salì l'ansia. Odio quando succedono delle cose fuori programma.

Mi accorsi solo allora che tra le sue mani stringeva un piccolo librettino rilegato con una copertina verde smeraldo lievemente rovinata sui bordi. Dava l'idea di essere un libro abbastanza datato.

<<Vedi cara, prima ho fatto un sogno.>> Diceva quelle parole sussurrando e avvicinandosi a me, come se temesse che ci fossero orecchie indiscrete nella stanza.

<<Nel sogno>> continuò << c'era questo piccolo diario che mi regalò mia madre tanti anni fa.>>

Gli occhi della nonna stavano via via spalancandosi, sembrava in uno stato delirante. Sì, doveva essere così. Pensai in fretta a un modo per chiamare un ambulanza, ma venni fermata dalla mano della nonna tesa verso di me: mi stava porgendo quel diario.

<<Nonna io...>>

<<Kate, nel sogno mi veniva detto di dartelo. Non posso non farlo, tu devi averlo! Con me non è al sicuro.>>

"Basta, è completamente impazzita" mi dissi.

Valutai per un attimo le possibilità. Potevo liberarmi dalla presa e correre verso il telefono, ma questo avrebbe spaventato la nonna agitandola, oppure potevo darle corda e aspettare di chiamare qualcuno in un secondo momento.

Scelsi la seconda e le presi il diario dalle mani.

<<Nonna, io non so che dire. Cosa c'è dentro il diario?>>

La nonna alzo le spalle come a dire "non lo so", poi continuò <<Quando mi fu regalato mi fu detto di non aprirlo. Promisi di non farlo e così è stato cara...>>

Il discorso non faceva una piega, e la parte più razionale di me continuava a dirmi che non c'era motivo di essere curiosi. Non c'era motivo. O c'era?

<<Possiamo aprirlo?>> chiesi, sorprendendomi delle mie stesse parole, ma, dopotutto, se dovevo stare al gioco dovevo farlo fino in fondo.

<<Non lo so>> rispose lei mogiamente << non mi è stato detto nulla a riguardo nel sogno cara...>> continuò, e sta volta notai una nota di tristezza nella sua voce.

<<Dai, apriamolo, così poi potrai andare a letto serena.>>

Gli occhi della nonna si illuminarono, poi volse lo sguardo verso il diario che mi aveva appena consegnato.

<<Aprilo.>>

Accarezzai per un attimo la copertina leggermente ruvida, e notai delle piccole decorazioni dorate su tutta la superficie.

Mi presi il mio tempo, in fondo sembrava una cosa importante, e lentamente aprii la prima pagina del diario.

<<Una pagina bianca?>> sbottai.

Nonna Jane si avvicinò al libricino aperto con un'aria che sorpresa è dire poco.

<<Io-io pensavo che...oh cara...>> si mise una mano sulla fronte per coprirsi gli occhi.

Non riuscivo a capire se fosse dispiaciuta o solo estremamente insoddisfatta della scoperta. Decisi di non chiedere.

<<Nonna, va bene così, sul serio. Ora però è tardi.>>

Effettivamente tra una cosa e l'altra si era fatta mezzanotte e anche nonna Jane sembrava piuttosto stanca.

La riaccompagna in camera, e dopo una veloce buonanotte mi rintanai nella mia stanza.

Il diario vuoto era ancora lì.

Era elegante, e aveva un che di fiabesco. Mi sembrò un peccato lasciarlo inutilizzato, anzi, mi parve un vero e proprio spreco.

Dicono che i diari possano essere un attimo strumento per sfogare i propri pensieri e stare meglio con se stessi. Ecco, ora quel piccolo libricino aveva uno scopo.

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