➸𝑪apitolo nove

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Lando Norris

Trovo Camille, come anticipato da Charles, nella vasca ad idromassaggio nella spa dell'hotel. Charlotte è appena uscita e non mi è sembrata sorpresa di ritrovarmi proprio lì, come se se lo aspettasse.

Camille è appoggiata al bordo della vasca con un ridicolo costumino che copre la metà di quello che dovrebbe coprire, eppure rimane elegante e per nulla volgare. Certe volte mi domando se abbia stretto un patto con il diavolo per avere un aspetto così magnifico. Non si tratta solo di genetica, che già di per sé è stata molto generosa con la monegasca, si tratta di un corpo lavorato frutto di anni di palestra e chissà cos'altro.

"Babe"

Qualche minuto di troppo passa prima che io mi palesi, perso ad ammirarla quando, almeno spero, sente di essere sola. Noto che il suo volto angelico si apre in un piccolo sorriso malizioso. Che si aprano le danze, è questo probabilmente quello che sta pensando.

"Norris"

Amo il modo in cui pronuncia il mio nome,, lo prediligo sicuramente al mio cognome eppure col suo accento francese tutto acquisisce un significato nuovo, sensuale.

"Ti sono mancato?"

La mia domanda non è per apparire fin troppo sicuro di me, eppure non riesco a farla uscire dalle mie labbra se non con questa finalità. So di esserle mancato, o almeno sono sicuro che le siano mancati i nostri scambi di parole.

"Per nulla, a dire il vero"

Rimango ancora appoggiato sulla balconata che, attraverso delle scale, divide la parte superiore dalla zona delle varie vasche riscaldate.

"Tu a me si"

Adoro prenderla in contropiede, adoro come anche solo per un secondo mi trovo in vantaggio rispetto a lei. E soprattutto adoro vedere come queste parole la colpiscano. Sembra quasi che nessuno prima d'ora le dedicasse certe affermazioni, eppure non pare credibile questa ipotesi nella mia mente.

"Sempre più cascamorto, complimenti"

Decido finalmente di raggiungerla, sedendomi sui gradini così da essere più o meno alla sua stessa altezza. Lei mi guarda con quello sguardo così intenso da capogiro, che mi fa domandare se possa leggermi realmente dentro con quegli occhioni nocciola.

"Dimmi qualcosa di te, piccola Leclerc. Dimmi qualcosa che nessuno crederebbe potesse essere vera"

Non so se la domanda sia o non sia inaspettata, perché rimane neutrale nella sua mimica facciale. Muove la lingua tra i denti, cercando di darmi una risposta più che soddisfacente.

"Odio profondamente la formula uno"

"Qualcosa che nessuno si aspetterebbe"

Le ribadisco, omettendo di aver già inteso questa informazione dalla conversazione avuta pochi minuti fa con suo fratello.

"Da quando sono partita con Charles non parlo con il mio gemello"

"Perché?"

Non passa nemmeno un secondo da quando termina di pronunciare la sua rivelazione a quando porgo l'ennesima domanda. Mi affascina tutto di lei, ma sono convinto che parte di ciò a cui sono abituato a vedere sia una costruzione, un muro creato da Camille stessa per separare se stessa e gli altri dalla vera sé. La sè fragile, distrutta che non riesce ad andare avanti. Quella ferma ad una data, che oltre a corrispondere alla data di morte del padre corrisponde apparentemente anche a quella dei suoi veri sentimenti.

"Perché vederlo, parlargli, mi ricorda che lui ha già tutto tra le mani e fame di prendere il mondo a morsi"

Rispondere velocemente ai suoi racconti evita che lei possa effettivamente passare al contrattacco. Giocare d'anticipo permette quindi di prende la parte più o meno sincera che è disposta a farmi vedere.

"Quindi ti senti nulla rispetto a lui"

"Ci ho condiviso la culla, l'asilo, l'elementari. Poi da lì sono sempre stata un passo indietro. Lui è subito andato avanti senza mai girarsi indietro per vedere dov'ero"

"Falla tu ora una domanda"

Capendo che l'argomento è di per sé troppo scottante, abbandono momentaneamente l'assalto in quanto per oggi posso ritenermi soddisfatto per l'accumulo di informazioni sulla ragazza di fronte a me.

"Perché fingere sempre di essere il buffone, lo stupido di turno"

"Perché ho già deluso troppe persone provando a dare il meglio di me. A questo punto prediligo l'effetto sorpresa alle frasi di consolazione"

Mi aspettavo una domanda del genere, dovuta anche al fatto che spesso in gruppo mi ha visto in panni diversi da quelli che sfoggio solo con lei.

"Perché l'hai lasciata?"

Questa domanda, invece, mi lascia spiazzato. Sapendo bene a chi si riferisca mi stupisco di capire che si sia informata sul mio conto, soprattutto sulla mia vita privata.

"Perché non sapeva accettare che non avrei sempre messo lei al primo posto"

"Chi avresti messo prima di lei?"

Attua la mia medesima tecnica, propinandomi domande alla velocità della luce. Se ormai mi era capitato tante volte di dover spiegare la mia rottura, mai l'avevo fatto con lucidità e sincerità come ora. Parlare della mia ex ragazza era risultato da sempre un tabù, condizionato soprattutto dalle circostanze. Aveva fatto parte della mia vita in tutti i suoi aspetti, quindi non avevo mai avuto la possibilità di sfogare quello che avevo dentro senza dover apparire per forza come vittima o carnefice.

"Il mio lavoro, ad esempio. Non avrei rinunciato a nulla di tutto questo se lei me l'avesse chiesto, ma proprio non lo riusciva ad accettare"

"Vive nel mondo delle principesse, senza offesa. Odio questo sport con tutta me stessa, lo sai. Eppure non chiederei mai a Charles o ad Arthur di lasciare per me. Preferisco rimanere sola, soffrire in silenzio che privarli della vita di sforzi fatta per il loro obbiettivo"

"Ecco, lei questo non lo riusciva a fare"

I nostri sguardi parlando in questo momento la stessa lingua, con le stesse identiche parole seppur da due punti diversi. I miei dicono correre è tutto i suoi, invece correre è la rovina. Eppure mai prima d'ora mi era capitato di trovare il punto d'incontro, senza doverlo decidere con discussioni e litigate infinite.

Correre è correre, tu sei tu, io sono io, ma questo non significa che non siamo nella stessa direzione.

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