➸𝑪apitolo trentaquattro

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Dopo quella chiamata cala inevitabilmente il silenzio al tavolo. Capisco che qualcosa sta per remarmi contro quando vedo i due fidanzatini farsi dei gesti per complottare qualcosa alle nostre spalle.

"Oscar vedi che mi ha scritto tua madre, vuole parlarti. Andiamo?"

Che scusa banale, eppure me l'aspettavo che avrebbero fatto di tutto per lasciarci soli. Diciamo che con il passare dei mesi la situazione tra me e Lando è diventata l'argomento predominante delle conversazioni dei nostri amici.

Vederci insieme, chiusi nella nostra bolla, ha fatto creare loro le peggiori teorie. Difficile da credere, ma non stiamo insieme da ben otto mesi, eppure tutti credono che tra noi ci sia qualcosa di forte.

Ho odiato coloro che, provando ad aiutarmi, hanno cercato di parlare con Lando per convincerlo ad entrare nel quadretto della famiglia felice.

So che per molti la sua scelta è stata la più meschina al mondo, ma io credo fortemente che non solo le madri siano succubi delle gravidanze.

"Io sono pronta a prendermi le mie responsabilità, non so te"

Il test di gravidanza positivo è poggiato sul tavolo, mentre Lando si tiene la testa tra le mani con fare disperato.

"Non voglio correre, forse solo adesso mi sento così perso, ma al momento non penso di essere pronto. Non odiarmi ti prego, ma se mi immagino con un bambino penso solo di essere incapace, di ferirlo o essere un padre sbagliato. Ho ventun'anni, mi sento minuscolo in confronto al mondo."

Ne abbiamo parlato tante volte, da soli, e non l'ho mai forzato a scegliere. Gli ho dato tutto il tempo che gli è servito per arrivare alla sua scelta, che in cuor mio spero non sia definitiva.

"Ha i miei ricci ma è biondo come te"

Rompe così il ghiaccio, mentre il suo sguardo torna ad essere perso nel vuoto.

"Come stai?"

Non mi interessa dei convenevoli, non siamo fatti per nasconderci dietro conversazioni fatte e finite. Non non siamo questi.

"Male, mi sento ogni giorno una merda mentre ripenso a quando l'ho preso in braccio"

"Non te ne devi fare una colpa"

"Smettila di giustificarmi Camille. Come cazzo fai a non odiarmi? Che uomo sono se non riesco nemmeno a stare nella stessa stanza di mio figlio senza avere un attacco di panico?"

I suoi occhi si fanno vitrei mentre la sua voce risulta spezzata, pronta a scoppiare in un pianto.

"Ti ricordi quando avevo paura di dimenticare papà? Mi sembrava una cosa impossibile, mi sentivo una merda nei confronti di tutti perché io proprio non ci riuscivo a tornare a vivere. Eppure tu eri lì, mi hai preso per mano e mi hai aiutato a capire che tutto era possibile. L'unica cosa che mi sta portando ad odiarti è il fatto che tu te ne sia andato. Hai tagliato ogni ponte con me che non ti ho mai giudicato, mai obbligato a fare nulla"

"Avevo paura. Paura che mi guardassi deluso o schifato"

Ammette con sincerità, abbassando le difese e permettendomi di vedere oltre alle parole che ripete da qualche mese a questa parte.

"Lando io non ti accuso di nulla. Io so che prima o poi starai meglio e voglio esserci in quel momento. Non solo perché tu mi hai aiutato, ma perché il a te ci tengo"

Finalmente il suo sguardo acquamarina incontra il mio, permettendomi di vedere chiaramente il suo dolore.

"Mi faccio sempre dire da Max quello che fa, come sta. O meglio come state e quello che fate"

Non c'era bisogno di dirmelo, già lo sapevo e non perché l'amico me l'aveva detto. Lando non è una brutta persona, so che tutti quei regali che ogni volta Max porta sono in realtà da parte sua, so che per qualsiasi cosa lui c'è. La paura lo sta divorando, ma ora più che mai sono convinta che sia una cosa risolvibile.

"Lando non sei una brutta persona, lo sai vero?"

La sua fragilità, senza alcun motivo apparente, mi avvicina sempre di più a lui. Ho perso la testa per l'inglese quando mi rispondeva a tono, quando mi ammaliava con la sua sicurezza eppure la sua sincerità e il suo dolore sanno farmi battere il cuore come mai prima d'ora.

Vederlo per quello che è, a nudo e spoglio di qualsiasi barriera mi fa capire quanto sono persa di lui.

"Lo sono invece"

Mi alzo in piedi percorrendo tutto il tavolo solo per obbligarlo a fare lo stesso. Nel momento esatto in cui siamo l'uno di fronte all'altro, lo stringo in un abbraccio che sa di casa.

Mi accoglie tra le sue braccia mentre sento il suo respiro farsi più pesante. Penso che questo sia il momento più intimo che abbiamo mai condiviso. Restiamo così per qualche minuto che appare come ore, senza mai sentire l'esigenza di staccarci.

"So che meritate di meglio, ho sognato tante volte un altro che prendesse il mio posto e ho sempre odiato la scena. Voglio diventare io stesso la versione migliore di me per essere degno di voi due"

Odio sentirlo parlare così di se, odio vederlo così convinto di essere un fallimento, ma non rispondo solo perché so che in questo momento non ascolterebbe nessuna mia consolazione.

Appena i nostri corpi non sono più in contatto, tiro su con il naso per evitare di scoppiare a piangere.

Ingoio a vuoto, avvicinando le mie mani al colletto della sua polo per aggiustarglielo pur sapendo che il suo volto è tutt'altro che in ordine.

"Sarò sempre fiera di te, Lan"

"Non dovresti, piccola Leclerc."

Il suo mezzo sorriso è l'ultima cosa che mi concede, prima di venir richiamato da un ragazzo del suo staff.

➸ Wildest Dreams || Lando NorrisDove le storie prendono vita. Scoprilo ora