➸𝑪apitolo sedici

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Lando Norris

Finalmente raggiungo il posto dove secondo Charlotte potrebbe trovarsi. Avventurarmi per la strada di Monaco è stata un'esperienza mistica, trascorsa in videochiamata con il mio migliore amico, nonché complice, Max. Lui mi ha aiutato a far combaciare tutto per questa follia, risultando quasi più esaltato di me dell'idea.

Rimango qualche istante imbambolato ad ammirarla mentre sembra essere l'unica persona esistente su questo lungo mare, almeno per me.

I capelli lunghi e chiari vengono tirati leggermente dietro, il suo volte è colpito da quei giochi raggi di sole che rimangono e non mi è sembrata mai più bella di ora.

L'ho vista nuda, preparata per uscire, in outfit casual eppure ora, con il trucco sbavato e i capelli scombinati sembra essere più irraggiungibile che mai. Eterea.

Mi avvicino a lei, provocandone uno spavento ed un seguente stato di shock. Forse sta pensando di star avendo una visione, perché tra la moltitudine di persone che abitano il principato, di sicuro non si aspettava di incontrare me.

Forse ho usato le peggiori frasi d'effetto all'inizio della conversazione, ma adoro vedere le reazioni così spontanee del suo corpo in questo momento di apparente "fragilità".

"I miei fratelli probabilmente stanno tutti a casa di Charles, io sono scappata come una vigliacca alla ricerca di risposte"

Un moto di determinazione mi invade il corpo, come se volessi a tutti i costi riuscire a sbrogliare quel gomitolo di pensieri che l'attanaglia la mente da anni.

"Io ho delle sorelle, sai? Non ci vediamo quasi mai e quando verrò a vivere qui probabilmente riuscirò ad incontrarle solo alle feste. Litighiamo molto perché sai come sono fatto, voglio avere ragione. Però mi sono reso conto che nella vita tutti vanno e vengono, gli unici che farebbero di tutto per te in qualsiasi momento sono i familiari. Poi lo sai che loro ti amano alla follia e stanno cercando di provare a farti risalire da questo vuoto in cui sei caduta da quando lui non c'è più. Devi provare a dargli una possibilità"

Cerco di trovare le parole giuste, quelle che appartengono all'anima, per farle capire il mio punto di vista che se applicato potrebbe portare dei risvolti positivi alla sua vita. Voglio che stia bene, ma deve saper abbandonare qualsiasi tipo di timore per poterci riuscire.

"Ti posso chiedere una cosa?"

Subito annuisco, pronto a fare di tutto per farle sbucare anche un piccolo sorriso.

"Mi accompagneresti a casa? Cioè rimarresti lì mentre ci parlo?"

"Io vorrei tanto, però come glielo spieghi che ci faccio io lì?"

"Mi inventerò una scusa credibile, infondo devi o non devi trasferirti a monaco? Mi hai incontrato per caso e mi hai fatto ragionare"

Subito la sua mente elabora una soluzione alla mia preoccupazione che mi soddisfa abbastanza da farmi alzare in piedi e a farmi tendere la mano verso di lei per aiutarla ad alzarsi.

Così venti minuti dopo siamo entrambi seduti sul divano di casa Leclerc assieme a Charlotte che proprio non si toglie il sorriso dal volto da quando siamo arrivati, mentre Arthur, Charles e Lorenzo sono posto sul divano di fronte.

"Io volevo scusarmi"

Inizia così il suo discorso, mentre in modo celato le accarezzo il ginocchio per darle quel poco di forza che le manca.

"Quando papà è morto io ero ancora piccola, quindi ho vissuto il tutto con degli occhi innocenti che non sapevano le vere dinamiche del mondo. Charles invece di passare il lutto con noi è andato a gareggiare, nonostante io proprio non capissi come poteva riuscire anche solo ad alzarsi dal letto. Lorenzo tu eri già grande, avevi già tutta la tua vita oltre la famiglia quindi passavi di rado e io lo prendevo come l'ennesima mancanza di rispetto per papà. Con Arthur invece avevo condiviso la mia intera vita, dal grembo in poi, e vederti chiudere in te stesso, vederti allottare da me ti ha reso orribile ai miei occhi. Ci ho messo anni a capire che tutto ciò non significava che per voi non era successo nulla, ma che semplicemente avete affrontato il vostro dolore a modo vostro. Mi sento orribile per aver aver pensato queste cose di voi, ma sono stata e sono ancora chiusa nella mia bolla. La mia vita quel giorno si è fermata, non sono riuscita mai a riprendermi convinta che se non stessi male ogni giorno gli avrei mancato di rispetto. Finalmente però ho capito che quello che sto facendo ora infanga il suo nome, perché tutto avrebbe voluto tranne che vedermi essere l'ombra di me stessa. Scusatemi davvero tanto"

Le lacrime ormai bagnano da molto il suo volto e i singhiozzi la bloccano nel parlare. Autonomamente decido di alzarmi e di andarmene insieme a Charlotte nella cucina, capendo che adesso è il momento per loro di stare da soli. Percepisco dei singhiozzi anche dagli uomini di la e parole di conforto che si scambiano a vicenda.

"Non sai quanto tu sia stato importante per lei, per loro. Non avrebbe mai fatto un discorso del genere se qualcuno come te non l'avesse aiutata ad aprire finalmente gli occhi"

E queste poche parole di Charlotte mi aiutano a rendermi conto di essere finalmente riuscito ad aiutare un po' quella ragazzina ormai divenuta speciale per me.

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