➸𝑪apitolo dieci

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Camilla Leclerc

La qualifica di Charles non era andata come il giovane sperava e questo ha influito molto sulla sua attitudine. Sceso dall'auto sfoggia uno dei suoi aspetti che ha sempre cercato di nascondere.

Già nell'ottocento si dibatteva se il male fosse in ognuno di noi, o si acquisisse con il tempo. È possibile dire che anche per uno come Charles, ci sarà sempre un aspetto non tanto da ragazzo d'oro.

"No Xavi, non ti voglio nemmeno sentire"

Sbotta quasi con cattiveria nei confronti del suo ingegnere di pista. Andrea, invece, non prova nemmeno ad avvicinarlo poiché è più che consapevole di come vada trattato il monegasco in questo caso.

Gli si avvicina poi Charlotte, con quell'area tranquilla che prova a calmare non solo se stessa ma anche il suo ragazzo. Eppure nemmeno per lei vi è un giusto trattamento.

"Charlotte, non ho bisogno di essere psicanalizzato ci vediamo in hotel ora non ho voglia nemmeno di sentirti. E tu non guardami così, mi hai scocciato anche tu"

Sposta poi la sua critica nei miei confronti. Come se solo il mio sguardo l'avesse in qualche modo offeso o messo a disagio. Io, a differenza degli altri, non ammetto uno sfogo senza provare a difendermi. Anche se fosse nervoso non avrebbe nessun diritto di prendersela con me.

"Charles adesso ti calmi, che lo stronzo non l'hai mai saputo fare"

"Sai cosa mi ha sempre dato fastidio di te?"

Il suo tono è maligno e, come se non aspettasse altro, si avvicina a me piegando il suo corpo sulle ginocchia per essere alla mia altezza. Sono ancora seduta su quella sedia fornitami dalla scuderia, con ancora le cuffie rosse a prendermi sul collo.

"Mi da fottutamente fastidio quella tua aria da vittima. Ti sto per dare la notizia del secolo: non è morto solo a te il padre. La devi smettere di crederti superiore perché nessuno ha più voglia di sentirsi in colpa. Non voglio più sentirmi in colpa perché ho mandato avanti il sogno mio e di papà, non ho voglia di sentirmi in colpa perché non ci sono stato per te come avrei dovuto. Perché anche a me la sua morte ha fatto morire una grande parte della mia anima, ma sono andato avanti per lui, per me e non posso continuare a sentirmi una merda per colpa tua. Inizia a crescere e poniti qualche domanda in più se nessuno poi rimane al tuo fianco"

Le sue parole, appositamente esternate in francese, colpiscono quel muro che a fatica avevo creato. Lo sfondano e pugnalano ciò che rimane del mio fragile cuore. i suoi occhi raccontano altro rispetto a quello che viene enunciato, eppure non riesco proprio ad andare oltre l'apparenza. Non voglio giustificarlo, non voglio dare la colpa al nervosismo e alla delusione accumulata in quelle ore che precedono questo scontro. Mi alzo con una calma devastante, totalmente inappropriata al momento che sembra essere velocizzato. Gli dedico un sorriso, che non riesce ad apparire sicuro come avrei voluto, ma che fa evincere tutto il dolore che le sue parole mi hanno provocato.

Lo supero e senza mostrare nessuna reazione in particolare, abbandono quel box sotto i richiami di Charlotte, unica probabilmente ad aver inteso il discorso appena avvenuto tra il suo ragazzo e me.

A passi svelti cerco una meta dove ripararmi perché gli occhiali da sole che ho appena poggiato sui miei occhi non coprono realmente quelle lacrime salate che stanno facendo a gara per attraversare le mie guance.

Non riuscendo a dare la giusta attenzione vado ad urtare contro una persona, che non riconosco come familiare. Il ragazzo però sembra essere una di quelle persone che Dio ti manda ogni tot per bilanciare coloro che il mondo lo distraggono per il semplice gusto di farlo. Il ragazzo che mi trovo di fronte si preoccupa del mio esternato malessere, appoggiandomi una mano sulla spalla.

➸ Wildest Dreams || Lando NorrisDove le storie prendono vita. Scoprilo ora