XIX

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«Che è? 'Nte piace» le chiese ancora con la bocca piena.

Quella sera Joseph l'aveva attesa a casa al ritorno dalle lezioni con un grembiule allacciato al collo e una cena approssimativa sul tavolo.

Lei aveva sorriso non appena lo aveva visto, bello e indaffarato.

Una bottiglia di Chianti adesso si teneva in piedi a metà sul tavolo mentre un sorriso riempiva le guance di Matilde arrossate dal vino.
«È buona Jo» si sincerò con lui che era genuinamente preoccupato  da quel piatto di carbonare ancora pieno sotto al suo naso.
«È buona ma non la mangi?» rispose lui spostando la sedia per farsi più vicino.

Con una mano le strinse dolcemente i polsi attirandola sulle sue ginocchia, mentre con l'altra afferrò la forchetta per portargliela piano alle labbra.
«Così te piace eh?» le chiese allora, comprendendo che l'unico modo affinché mangiasse fosse farle pensare a tutt'altro.
«Sì» annuì lei deglutendo, per poi portarsi un dito alle labbra e ripulire l'eccesso.
«A pranzo che hai mangiato?» le chiese facendo lo sguardo un po' inquisitore
«Un pacco di crackers» nascose l'ammissione dietro un bicchiere di vino.
«Così non mi piace però Mati', devi magnà» sospirò lui accarezzandole la schiena con le mani gelide.
«Ma io mangio Jo» sbuffò, un po' innervosita dalla piega negativa che quel momento stava prendendo.
«Se lo dici tu» tagliò corto perché ormai lo aveva capito.
Matilde andava accolta con i gesti, decriptata oltre la superficie parole.

[...]
«Vie' co' me che te porto al Gianicolo» esordì richiudendo la lavastoviglie, ricevendo un paio di occhi strabuzzati in risposta.
«Jo, so' le tre» indicò l'orario dal display del cellulare.
«E quindi?» alzò le spalle lui porgendole il cappotto.
«E quindi sei un pazzo, andiamo va» gli stampò un bacio sulle labbra dirigendosi verso la porta.

«C'hai freddo?» domandò mentre entravano in auto.
«Un pochetto» ammise muovendo le dita contro i vetri umidi e opachi della cinquecento.
«Ti accendo l'aria» allungò il braccio verso di lei per attenuare il freddo e accendere l'impianto di riscaldamento nell'abitacolo.
«Grazie» sorrise allora allungando le mani per lasciarsi riscaldare dal getto.

[...]
«C'abbiamo un problema» notò lui mentre girava il quadro per uscire dal parcheggio.
«Niente non parte» si arrese spegnendo il quadro e spostando il piede dalla frizione.
Faceva troppo freddo e avrebbe dovuto probabilmente insistere di più, ma andava bene così.
Più bella del Gianicolo c'era lei, accasciata contro il finestrino a tentare di nascondere l'espressione divertita dalla tragicomicità della situazione.

«Possiamo prendere il motorino, se vuoi» aveva allora proposto ricevendo un'occhiata di disappunto.
«Jo, con sto freddo?» aveva chiesto lei, facendo subito comprendere che fosse una cattiva idea.
«Vabbè allora saliamo» si era sfilato la cintura di sicurezza, ancora inserita nonostante la macchina ferma.
«Aspetta» si era avvicinata a lui, per aiutarlo a sfilare la cintura incastrata.
I sorrisi divertiti si erano trasformati in bocche secche, quando i loro respiri si erano avvicinati oltre il previsto.

Joseph la trattenne per un polso, annaspando il suo profumo direttamente dalla piega del suo collo.
«Non credo di voler tornare a casa» ammise giocherellando con la zip del suo cappotto, mentre lei si metteva seduta sul suo corpo.
«Nemmeno io Jo» ammise con la voce tremolante dal desiderio, perché avrebbero sempre avuto fame l'uno dell'altra.

E fu naturale, reclinare i sedili per restare coperti solo dalla voglia, spogliarsi di tutto e strapparsi l'anima un pezzetto alla volta.
Tutto finiva e tutto aveva inizio in quei momenti. Quando si strappavano tutto e poi se lo ricucivano addosso, quando si riscoprivano nella mescolanza.

Un sentimento carnale perché era dalla carne che partiva la passione, irreale perché quasi trascendente.
Non parlavano mai in quei momenti, si guardavano e si perdevano.
Si guardavano e annuivano come se attendessero un permesso per provocarsi.
Poi lui, contraddittorio e complementare, come il miele sul formaggio, le baciava la punta del naso esattamente nel momento in cui toccavano la punta del paradiso per poi scaraventarsi nella realtà ancora e ancora.

«Mati', de sto passo io me sa che m'innamoro pure senza Gianicolo» e in realtà innamorati lo erano già, ai lati opposti del razionale.

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