XXIII

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«Ma quindi con Joseph?»
La domanda che meno avrebbe voluto ricevere si era posata come una nube grigia sopra la sua testa.
«Niente Lavi' non ne voglio parlare, siamo un po' incrinati al momento» custodì il problema, perché, a differenza dei vari chiacchiericci tra amiche, lei non avrebbe mai esposto le fragilità del ragazzo.

Erano solo sue, probabilmente sarebbero diventate loro ma condividere non era nella sua indole.

Avrebbe preservato la purezza, contro ogni cosa.
«Vabbè, ma non ti arrabbiare» aveva scherzato l'amica vedendola stringere tra le nocche il libro di filosofia.

«Piuttosto, ci vieni a studiare a casa di Marco più tardi?» le domandò rimembrandole l'invito del collega.
«Non lo so» temporeggiò lei, riflettendo su quelle scelta fosse più opportuno compiere.
Temeva senza ragioni una reazione di Joseph, in un limbo tra l'attaccamento morboso e l'esigenza forzata di tagliare quel cordone ombelicale.
«Ma ci andiamo sempre Mati', poi Marco è pure un bono spaziale» ammiccò l'amica in attesa di una risata che quell'interazione, però, non suscitò.
Transazione rifiutata Lavinia, ritenta tra qualche minuto.

«Facciamo da me?» propose allora, salvaguardando la solitudine di Joseph.
«Ci sta Jo» aggiunse quel particolare, marcando il suo stesso territorio.

Ci sta anche Joseph perché io non vedo altro all'infuori di lui e se non ti sta bene Lavi' quella è la porta d'uscita.
Avrebbe voluto aggiungere spinta da un immotivato nervosismo nei confronti dell'amica che ignara di tutto voleva solo spronarla verso le conoscenze che si era sempre preclusa.
«Avviso Marco allora» accettò Lavinia, estraendo il cellulare dalla tasca per avvertire l'amico.

[...]
«Ammazza Mati', ma hai preparato pure il pranzo?» ed ecco che la piccola accortezza di Joseph era stata rovinata.

Se l'era immaginata tutta diversa quella giornata.
Matilde avrebbe varcato la porta d'entrata trovando la tavola imbandita di leccornie. Poi lui si sarebbe scusato con i fatti, affidandole il taccuino con una canzone abbozzata la notte precedente. E probabilmente avrebbero fatto l'amore fino a stare male, perché respingersi era la scelta sbagliata e la ragione con l'amore non andava d'accordo.

Ci aveva messo un paio di ore a montare il tavolo appena acquistato, sapeva quanto lei ci tenesse ed aveva trascorso tutta la mattina con il libricino delle istruzioni tra le mani pur di sorprenderla.

Fanculo.

E adesso si ritrovava immobile ed estraniato, con una sconosciuta presenza maschile difronte a lui che lo guardava incuriosito ed il volto di Matilde profondamente dispiaciuto.
«Arrivo subito» avvertì gli amici invitandoli ad accomodarsi in salotto.
«Avrei dovuto avvisarti Jo, mi dispiace» si scusò lei, senza distogliere lo sguardo dal nuovo pezzo d'arredamento.
«Non fa niente, possiamo mangiare dopo» sospirò lui conservando i piatti pronti nel forno.

I movimenti rapidi celavano il risentimento di quel momento mentre lo sguardo indispettito non riusciva a mentire, era geloso da star male.
Una presenza maschile in casa con Matilde, stravaccata sulla loro poltrona non riusciva a sostenerla. Lo sapeva, non aveva diritti per opporsi, ma lui era un uomo tutto fatto d'istinto e sentimento e gli occhi parlavano chiaro.
«È che Lavinia ha insistito per studiare tutti insieme ed io non volevo lasciarti solo» si giustificò facendolo sorridere.
Grazie avrebbe voluto sussurrarle.
E scusami se la gelosia mi sta uccidendo, che me posso iscrive' all'università pur'io?

[...]
«Ma l'amico tuo non si presenta?» Marco aveva alzato il tono di voce facendo irritare Joseph che cercava di star per conto suo in camera di Matilde.
«Ma ti fai i fatti tuoi?» si era intromessa Matilde.
«No, dicevo per dire» si era giustificato lui vedendo Joseph spuntare sul ciglio della porta.
«So' Joseph, mo t'è cambiata a vita?» aveva risposto d'impulso facendo ridere Matilde sotto i baffi.
«Mo te conosco almeno, io so Marco» aveva risposto al confronto lo sconosciuto.
«Ma qual è il problema?» Matilde allora si era spinta in quel duello scomodo.
«Ao rega stiamo calmi, stavo a scherza'» cercò di tirarsi indietro il collega.

«Vieni Jo, ti faccio spazio» aveva fatto cenno con la testa Matilde, facendolo accomodare accanto a lei.
Stai qua perchè io oggi non reggo più niente.

«Vabbè per oggi possiamo anche chiudere» aveva sentenziato Lavinia, sbattendo la copertina del manuale.
«Beviamo qualcosa Mati'?» Marco si era proposto facendo tremare la coscia di Joseph.

«No, in realtà io e Jo c'avevamo dei piani per stasera» e la mano condotta sulla coscia del ragazzo accanto a lei, come a dire stai calmo che per me esisti solo tu, era valsa più di mille ti perdono.

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