XII

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Dolce routine, risvegliarsi attorcigliati, con le bocche mangiate via dai baci e i respiri che neppure il sonno regolava, tanta l'emozione di assaporarsi.
E guai, a provare a fermare la magia. Tutto era indissolubile, tutto in ordine nel caos.
Loro neppure sembravano saperlo, assopiti dalla bolla dell' inaspettato.

Si erano addormentati sul divano, l'uno incollata all'altra.
Il primo a svegliarsi era stato Joseph, il quale si era perso ad osservarla dormire serena con il respiro leggero a solleticargli l'incavo del collo.
Il suo sguardo l'aveva consumata, ritagliando immagini irripetibili per la sua mente.

Il lenzuolo che avevano recuperato adesso giaceva ai loro piedi, un braccio era tirato all'insù, lasciandole scoperto il fianco tatuato.

Da quel punto esatto, il tocco di Joseph risalì, iniziando il suo risveglio.

«Piccole' te devi sveglià» le lasciò una scia di baci appena sotto al mento.
«Mhmh» rispose lei ancorata al sonno, senza nessuna intenzione di aprire gli occhi.
«Ho capito, vado a controlla' a Leo» la spostò delicatamente dal suo corpo e stiracchiandosi si avviò nella camera adiacente, per assicurarsi del bambino.

Lo trovò spaparanzato al centro del letto, con la stessa esatta espressione della ragazza incisa sul volto. Sembravano una fotocopia, con le sopracciglia rilassate e il nasino appena fuori dal piumone che si arricciava se colpito dal freddo.

Due mani si legarono attorno ai suoi fianchi e il volto di Matilde, non abbastanza alta per raggiungere la sua altezza, si posò sul suo torace.
«È bello ve'?» gli aveva chiesto.
«È bello come te» aveva annuito lui, accarezzandole delicatamente le mani.

«Appena sveglia, non credo proprio» nascose il viso strofinando le guance sul suo petto.
«Quanno dormi, quanno te svegli de soprassalto, quanno te fai voi fa bella, sei sempre più su de tutte te» le sussurrò all'orecchio facendole alzare il capo.
«Sì?» chiese lei incastonando gli occhioni verdi tra i suoi.
«Me devi crede' regazzi'» la tirò più indietro provocandole dei brividi al contatto tra i fianchi scoperti e la parete gelida.
«Ti credo» aveva promesso lei sforzandosi di dar per vere le sue affermazioni.

«Vie' qua che me stai a fa uscì de testa» Si protrasse verso il suo viso per lasciarle un bacio bagnato.
Le mani scesero lungo la curva dei suoi glutei mentre la spingeva a sé, le bocche fremevano si ritrovavano per poi rincorrersi con il fiato strappato.
«Chiudi la porta del piccoletto» le aveva detto rincorrendo il fiato e lei aveva acconsentito, allontanandosi controvoglia da lui.

«Mo non me scappi più» le aveva assicurato mentre la voglia li richiamava direttamente verso il divano.
«Fai la brava» le disse mentre tratteneva a stento i gemiti percependo, per la seconda volta, quelle mani viaggiare dentro di lei. Questa volta più sicure, più avide.

Lei, dal canto suo, cercava di attutire le manifestazioni del suo piacere affondando i denti nella sua spalla, lui sprofondava nella libidine a quel piacevole dolore.

Quel disegno si ribaltò completamente quando fu Matilde a sfiorare le necessità di lui, portando le sue mani ancora timide al di là della sua vita.
«Me sto a sentì Male Mati'» il sorriso di lei a quella frase, vibrò contro il suo bacino mentre la donna infrangeva i limiti del proibito con lui.
«Mi fermo?» aveva finto innocenza lei, ricevendo in risposta un paio di occhi socchiusi ed il desiderio spinto verso le sue labbra.

Il disordine all'infuori di loro e quattro pareti, detentrici dei segreti della bramosia.

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora