XV

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«Buongiorno Mati'» una voce incerta con una tazzina di caffè tra le mani l'aveva svegliata.

Il sorriso che inevitabilmente le aveva solcato il volto nell'incontrare quel paio di occhi castani fu subito spazzato via da un'espressione smarrita.
«Che ci faccio qua?» aveva domandato scivolando fuori dal piumone, notando che il posto accanto a lei fosse intatto, sintomo del fatto che lui avesse dormito da un'altra parte.

«Ieri te sei addormentata, non te faceva anna' via così» le aveva risposto perentorio, porgendole una tazzina che venne immediatamente rifiutata.
«Questo non va bene» aveva scosso la testa, sistemandosi il vestito e infilando gli anfibi che lui evidentemente le aveva tolto.
«Mati', quello che t'ho detto ieri è la verità» prese posto accanto a quel corpo che fingeva indifferenza al contatto.
«Non me ne frega un cazzo di quello che mi hai detto ieri» lo fissò dritto negli occhi.
«Abbiamo dormito con mio nipote, tu gli hai asciugato le lacrime mentre avevi una persona che ti aspettava a casa» sferrò quel colpo, le parole lo colpirono direttamente allo stomaco.
«Ma chi ti credi di essere Joseph?» continuò, per poi interrompersi e tentare di ricacciare indietro le lacrime.

«Cosa avrei dovuto dirti Mati? Che c'avevo n'artra?» si alterò lui.
«Avresti dovuto dirmi la verità» annuì lei scioccata da quella reazione.
«Per fare che? Per perderti prima ancora di averti?» Iniziò a parlare tirando dei respiri profondi per contenere le emozioni.
«Mati' per una volta, una sola volta nella mia vita ho seguito quello che sentivo qua dentro» puntò l'indice verso il suo cuore.
«E ho fatto una cazzata lo so, non ti volevo ferire. Ma per me non sei stata mai solo materia.» ammise allungandosi verso di lei che nel frattempo si era premuta contro la parete, mentre quelle parole si imprimevano agrodolci nella sua testa.
«Me credi regazzi'?» Le accarezzò piano le guance, timoroso di essere spinto via.
In risposta ricevette una lacrima veloce e fuggente a solcare il volto della ragazza, per essere interrotta dalla mano di lui.

«Me devi crede Mati', me devi crede» si fece ancora più vicino a lei baciandole la fronte.
«Non posso Jo» rispose lei, restando immobile nella sua posizione.
Il corpo sembrava paralizzato, mentre si beava inconsciamente del calore provocato dal sovrapporsi delle loro pelli.

«Sì che puoi» cercò di persuaderla stringendola fra le sue braccia.
Lei, automaticamente, spogliandosi di tutto il raziocinio si spinse verso il suo volto per lasciargli un bacio disperato, ad occhi aperti.
«Puoi Mati', puoi» continuò lui facendo scendere le mani dal viso alle braccia per stringerle tra le sue.
«Non è il nostro momento Jo» chiuse gli occhi, spingendolo via dal suo corpo.
«Lo sarà?» continuò quella litania speranzoso.
«M'hai fatto troppo male» confessò recuperando la borsa ed avviandosi verso l'uscita.

«Te posso accompagna' a casa almeno?» le domandò.
«No, mi chiamo un taxi» una risposta secca che lo fece un po' sussultare, spazzando via la speranza di poterla vivere almeno per l'ultimo giro.

Almeno l'ultima canzone.

«Nun te scordo Mati'» l'aveva afferrata dai fianchi prima che lasciasse l'abitazione, volendo imprimere quella promessa nella sua anima.
«Mi faccio sentire io» aveva risposto chiudendosi la porta alle spalle.

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