VIII

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«Buongiorno regazzi'» una voce roca, promessa a divenire dolce abitudine, la risvegliò.
«Buongiorno» Matilde si destò dal sonno, stropicciandosi gli occhi per metterlo meglio a fuoco.
«Oggi devo andare» le confessò passandole le mani tra i capelli ingarbugliati dal cuscino.
«Devi proprio?» gli chiese rilassata dal tocco.
«Pranzo della domenica con mio padre» sbuffò di rimando, facendo trapelare la poca voglia avesse di lasciarla da sola.
«Va bene» annuì quindi lei, tirando più su le coperte per ripararsi dalla pelle d'oca.

«C'hai freddo piccolè?» le domandò avvicinandosi sempre un po' di più e attirando una gamba verso il suo bacino.
«Un po'» ammise, a quel punto, muovendosi stanca e infreddolita contro di lui.
«Mati', così non me vado più però» la sgridò, non impedendo tuttavia alle sue mani di scendere oltre la sua schiena.
«Scusa» provò a spostare la gamba, invano, mentre la testa di lui si spostava per poggiarsi sul suo ventre scoperto.
«Dieci minuti e ci alziamo, non di più » patteggiò con se stesso, lasciandole un bacio sullo stomaco.

E decisamente, quelli successivi non furono brividi provocati dal freddo.

[...]

Quei dieci minuti, per Joseph, erano diventate cinque chiamate perse da parte del padre, il quale ostinatamente aveva proseguito nelle telefonate non vedendolo arrivare.
«Pa'?» era riuscito ad allungarsi verso il comodino per prendere il cellulare.
«Che fine hai fatto Joseph?» lo sentiva parlare tra i denti, palesemente infastidito dalla mancata presenza del figlio.
«Non ho sentito la sveglia» aveva ammesso, eludendo i particolari contestuali.
«Ma dormi ancora?» si era ancora lamentato l'uomo, «che facciamo ti aspettiamo?» aveva domandato ancora.
«Mo arrivo, e calmate che non ce ammazza nessuno» aveva sbuffato per poi riattaccare la chiamata.

«Mati' ci vediamo in sti giorni tanto no?» Si rivolse a lei indossando i vestiti di qualche giorno prima, ora colmi dello stesso ammorbidente che aveva riconosciuto tra le lenzuola.
«Che me lo lasci er numero tuo? O è troppo presto regazzi'?» chiese porgendole il telefono.
«Ce devo pensa'» ghignò.
«A farsa» un bacio fuggitivo, che faceva trapelare l'ennesimo desiderio interrotto ed era corso via con i capelli ancora scompigliati.

[...]

«Frate' ma che hai combinato?» Suo fratello Jacopo lo aveva accolto sullo stipite della porta.

«Papà sta incazzato nero» Jader, l'ultimo dei fratelli ad attenderlo si era accodato alla lista delle noiose cantilene.
«Vabbè rega' stiamo molto calmi» aveva sdrammatizzato sorpassandoli.

«Ciao Pa'» un sorriso strafottente si stampò sul suo viso mentre avanzava verso la sala da pranzo.
«Ti sembra normale, Joseph?» il suo sguardo torvo, seduto a capotavola, lo accolse e lo respinse allo stesso tempo.
«Mangiamo?» si era allora seduto, versandosi subito da bere.
«Che hai combinato sta volta Jo?» alla domanda di Jaden, lo sguardo inquisitorio del padre di fece più torno.
«Niente, niente» aveva risposto non riuscendo a ricacciare indietro il sorriso genuino che i ricordi di quelle giornate scaturivano in lui.

[...]
Regazzì, questo è il numero mio.

Scrisse velocemente, mordendosi le labbra per l'imbarazzo.

E sti cazzi non ce li metti?

Era scoppiato a ridere per la risposta.

Hai mangiato? Aveva continuato allora.

Ancora no.

[...]
Qualche minuto dopo una voce aldilà del citofono la sorprese.

«Oh me sto a congelà Mati'» si era sentita dire mentre pigiava il bottone di apertura per lasciarlo entrare nel palazzo.
«Non dovevamo vederci fra qualche giorno?» gli aveva ricordato le parole di qualche ora precedente.
«Sì, ma te m'hai detto che non avevi ancora mangiato» e dopo averle sventolato una busta fumante davanti agli occhi varcò nuovamente l'ingresso di quella casa che vuota non lo sarebbe più stata.

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora