XXXVII

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Lui, che per errore o per difetto si lasciava annientare dal suo dolore egoistico.
Mostro predominante sulla sua essenza gli inibiva la saggezza.
Dolore acido si intrufolava nelle sue interiora prosciugate da una vivida consapevolezza. Quella volta non sarebbero bastate delle scuse per ricostruire la casa che aveva raso al suolo, addio dopo addio.
Che codardo che si era sentito mentre addirittura correva via in un'altra città con l'urgenza di allontanarsi materialmente da quella responsabilità.

Quando finisce una storia, quel "meriti di meglio" sulla punta della lingua dell'amante sfuggente appare frase retorica. E Joseph l'aveva repressa a lungo, tutte quelle volte in cui aveva creduto a metà alle sue stesse promesse.
Adesso la gabbia era aperta e la bestia che aveva scalpitato per uscire affinava gli artigli.

Io non ti merito regazzi'.

Se lo ripeteva a lungo facendosi sanguinare le orecchie.

Non merito nemmeno un granello di quello che sei.

Se solo avesse saputo che l'amore aveva reso Matilde poco pretenziosa, che le sarebbe bastata una mano di supporto e qualche lacrima condivisa per farle smettere di tremare il cuore.

«Ha smesso di chiedere di te» recitava il messaggio di Jacopo. Una frase digitata d'impulso dal più grande colpevole di avergli scavato un buco nel petto.
La confessione, la realizzazione. Una cronologia impetuosa di eventi da lui causati, appositamente selezionati ed ora irrimediabili.
Non aveva risposte e neppure sembrava cercarle.
È meglio così si era detto affondando le sue bugie nel cocktail del primo pub milanese trovato, poi si era tirato su il cappuccio del felpone grigio e aveva vagato per la città estranea.

Per tutta la notte, lui e le sue irrefrenabili paranoie.
Così perso da far pena ai passanti, così consumato da non reggersi in piedi.

No Mati', non è questo che ti meriti.

Poi l'ultimo messaggio di Matilde, dieci pugnalate.

Io ti amo sempre Jo.
Anche se non ci sei,
anche se brancolo nel buio.
Ti amo perché sei dentro di me,
frutto dell'amore in cui ho creduto.
Ti amo.
E se non basterà nemmeno questo a farti tornare da me, ti supplico di lasciarci andare.
Smettila di annidare i miei pensieri,
non infiltrarti nei cancelli del cuore.
Resterai il più grande amore della mia vita,
e quando il mio bambino aprirà gli occhi
ci vedrò sempre i tuoi ma rinuncio a te amore mio. Ti amo ma non mi piaci più.

Un passante lo affiancò porgendogli un fazzoletto.
«Piangi per amore?» gli domandò.
«Piango perché ho scelto di perderlo» rispose.
«Allora smettila di voltarti indietro, oppure corri da lei» poi sfuggì dalla sua vista, scomparendo nella nebbia milanese.

[...]
«Me devi apri'» seicento chilometri più tardi pizzicò il campanello di Jacopo.
«Sei tornato» fu in grado di dirgli il fratello maggiore.
«Ho fatto una cazzata Ja» si sciolse in lacrime per la prima volta davanti al più grande.
Lui, che aveva sopportato anni di schiena dritta e metto in su in silenzio, adesso lo guardava con le guance bagnate e il respiro affannato.
«Io c'ho bisogno de respira', c'ho bisogno de Matilde» proseguì delirante di emozioni.
«Jo» lo fermò lui guardandolo dispiaciuto.
«Eh?» attese.
«M'ha dato tutti i tuoi vestiti, non si è tenuta niente. Non vuole vederti, me l'ha fatto promettere» confessò faticando a guardarlo negli occhi, quasi intimidito dal rapporto costruito con la ragazza nelle ultime settimane.
«No» ripetè le stesse lettere che avevano firmato la sua congiura.
«No Ja, non è possibile. Io la amo e lei ama me, non possiamo stare lontani.» sembrava un bambino mentre si teneva la testa tra le mani e scuoteva le spalle.
«L'hai lasciata sola Jo, probabilmente nel momento più delicato della sua vita. Cosa avresti fatto al suo posto?» razionalizzò i suoi pensieri il più grande.

«È tardi vero Ja?»

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora