XXXI

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«Jo, apri tu? È Leo» al trillo del campanello il ragazzo si diresse verso la porta, pronto ad accogliere tra le braccia il piccoletto che gli aveva conquistato il cuore.
Così, accovacciato già sulle ginocchia per accogliere Leo, Joseph si sentì sovrastato da una figura imponente in giacca e cravatta.

Doveva essere il fratello di Matilde e quella era la prima volta che i due si incontravano.
«Ciao» si schiarì la voce lui, dopo aver lasciato una carezza sulla guancia del più piccolo.
«Sono Joseph» allungò la mano attendendo una stretta che non fu ricambiata.
«Ok» rispose la mano in tasca, sentendo il fiato venir meno.
«Federico» Matilde lo affiancò, sbalordita di quella presenza, presentandolo indirettamente al suo fidanzato.

Era raro che suo fratello facesse capolino in casa sua, tutte le volte era un presagio negativo.
«Ciao Matilde» composto come sempre, il fratello maggiore le fece capire di avere esigenza di parlarle in privato.

«Dimmi» sbottò diretta mentre si dirigevano verso la cucina.
«Volevo vederlo con i miei occhi» spostò lo sguardo verso Joseph.
«Che?» domandò lei.
«Il ragazzo con cui mio figlio a quanto pare trascorre i pomeriggi» colse la palla al balzo per comunicarle i suoi fastidi.
«Quindi, ora che l'hai visto?» continuò a non capire il problema.
«Credi davvero che quello scappato di casa possa darti un futuro Mati'? Le ho viste le foto su instagram, oggi al Gianicolo, domani ti porta al Colosseo. E l'università? La roba seria?» la accusò ingiustamente, mentre lo sguardo della donna si induriva sempre di più.

Federico non sapeva nulla. Era ignaro delle notti insonni di Matilde passate sui libri, con l'ansia a stringerle lo stomaco per la paura di fallire un piano che aveva scelto e difeso, contro tutto e tutti.
Perché con la letteratura non si mangia le avevano detto. E allora ad avere lo stomaco vuoto pur di avere il cuore pieno.

«Ora me lo ricordo perché con te ci parlo poco e niente Federì, perché resti un coglione.» Alzò leggermente il tono della voce per poi riabbassarlo prontamente, ricordandosi la presenza del più piccolo.
«E da quando saresti diventata così volgare?» non mollò la presa.
«Se non hai niente di concreto da dire, puoi anche andare» lo condusse verso la porta, gettando un occhiata verso Joseph che non si era perso nemmeno una battuta di quel diverbio.
«Incredibile, stai diventando proprio come lui. Sei uguale a papà» lo guardò contrariata, mentre lui si portava le mani alla cravatta per allentarla.
«Vieni qui, spari a zero mia vita. Ma che ti viene in mente? Joseph tratta Leo come un principino, lo coccola come se fosse nipote suo e tu mi fai ste piazzate? Che classe» si lamentò lei delusa dall'ultimo membro della sua famiglia in cui aveva riposto le speranze, escludendo il piccolino nella camera accanto.
«Te l'ho sempre detto, la carriera prima di tutto» proseguì lui contrariato.
«Ma vedi de anna' a fanculo» e il rumore della porta concluse quello scambio distruttivo.

[...]
«Amo', tutt'apposto?» le domandò immediatamente Joseph trattenutosi dallo sfogare la sua ira verso quell'apparente sconosciuto.
«Hai sentito tutto ve'?» domandò allora lei conoscendo già la risposta.
«Ho sentito come mi hai difeso» arricciò il naso, colpevolizzandosi inconsciamente per essere stato la causa di quel dissidio.
«Ho solo detto la verità» confessò.
«Mi dispiace che io possa crearti sti casini con la tua famiglia» e quegli occhi pieni di tristezza Matilde non potè sopportarli.
«Jo, guardami» gli prese il volto tra le mani gelide.
«La mia famiglia sei tu» lo baciò di sfuggita, approfittando della distrazione del piccolino accanto a loro.
«Te lo posso di'?» chiese allora lui.
«Ti amo» lo precedette, straniata dal mondo circostante e ancorata al suo.
«Ti amo da morì, Mati'. Sopra ogni altra cosa».

Leo li guardò.
Li guardò e sorrise, perché ti amo lo aveva sentito dire solo nei film strappalacrime di sua madre e finalmente anche lui comprese cosa significassero quelle parole.

Ti amo erano Tata e Jo.

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora