XXXV

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Scostanti nel toccarsi dirigevano le palpebre tremanti verso il punto proibito.
Una volta girato l'oggetto, sarebbe stato non ritorno oppure nuovo inizio.

Non si sentivano pronti, non riuscivano neppure a guardarlo mentre il castello di carta delle vecchie sicurezze si infrangeva ai loro piedi.

«Non ci posso credere» furono le sole parole intrise di ansia che Matilde fu capace di emettere.
«No» fu la flebile risposta di Joseph mentre scuoteva ripetutamente il capo.
No, non adesso, non lì, non a quell'età.
Poi una porta sbattuta, un viso rigato dalle lacrime e due linee parallele a prendersi beffa di lei.
«Jo» lo inseguì con la voce, pressando le mani contro la parete per reggere il peso di un corpo che faticava a fare il suo dovere.
«Jo torna qua» si sciolse in lacrime inutilmente. Lui non l'avrebbe sentita.

Troppo tardi Mati'. Zero a zero, palla al centro.

«Me l'avevi promesso» continuava a sfregare la voce contro l'aria, priva di interlocutori.
«T'ho creduto amo', io t'ho creduto».
Poi si addormentò, il corpo contro le piastrelle e le promesse bloccate in gola.

[...]
3.00 a.m.

E se l'incoscienza nel cadere addormentata l'aveva consolata, il risveglio che ne seguì fu oltremodo traumatico, il silenzio irriverente.
La fiamma della speranza la portò a chiamarlo incessantemente nel cuore della notte, le risposte non arrivarono.

Si fece forza nel tirarsi su dal pavimento, ci mise tempo e si aggrappò all'inimmaginabile per cercare qualche appiglio.
La mano scivolò piano contro il ventre ancora piatto, come a proteggere istintivamente qualcosa a cui non osava ancora credere.
Ma era vero, ed era suo.

Poi un suono di chiavi ed una figura inaspettata davanti a se.
Jacopo
«Che ci fai qua?» guardò stranita il ragazzo che riconosceva come un pezzo della famiglia di Joseph.
«Mio fratello è ncojone» accorse verso di lei, sostenendola con le braccia nella sua evidente debolezza fisica.
«Dov'è?» Perché si sarebbe sempre preoccupata di lui, in ogni dove della sua vita.
«C'ha bisogno de tempo, lui fa sempre così. Scappa» ammise con tutta la sincerità che quegli occhi di donna meritavano.
«Ma poi ritorna? Vero che ritorna?» e quanta premura immeritata c'era in quelle parole.
«Ritorna tesoro, ritorna» la strinse a se' ascoltando i suoi singhiozzi e maledicendosi per non esser stato in grado di insegnare abbastanza al fratello.
Che la paura è una montagna ma in due diventa sormontabile.

[...]
«L'hai provato a chiamare?» erano ore che si crogiolava nella preoccupazione, con le dita sanguinanti per le pellicine strappate via dai denti nervosi.
Jacopo non l'aveva mollata un attimo, sempre lì accanto a lei, nell'imbarazzo dell'estraneità.
«Non risponde, che dici di provare un po' a dormire?» le domandò amorevole.
«No, voglio aspettarlo» si tirò le ginocchia al petto ferma nella sua posizione, lo avrebbe aspettato, perché sarebbe tornato e lo avrebbe fatto con una spiegazione valida.
«Ti ama, lo sai questo vero?» chiese allora lui.
«Lo amo da morire e guarda che fine ho fatto» chiuse gli occhi cedendo alla guerra contro il sonno.

«Lo amo da morire e guarda che fine ho fatto» chiuse gli occhi cedendo alla guerra contro il sonno

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S'è addormenta così frate'. Ce l'ha scritta in faccia la delusione. Smetti de fa cazzate e torna, perché una così non la ritrovi più e forse nemmeno te la meriti.

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