XXXII

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Buongiorno Mati'.
Che c'hai la stanchezza dipinta sul volto anche appena sveglia e ti sciogli i nodi tra i capelli credendo che io non possa vederti. Quello che non sai, è che sei più bella di tutte le albe che non riusciamo a guardare perché troppo impegnati a fare l'amore.

Quello che mai immagineresti Mati' è che la vita tu me l'hai riportata tra le mani quando la stavo perdendo e me la ridai ogni giorno, ogni sguardo, ogni secondo è per me un respiro in più.

E poi, c'hai quel taglietto sul ginocchio che ti sanguina sempre un po', come a ricordarti che in monopattino quando sei in ritardo non ci sai andare, che è meglio che ti accompagni io all'università, così ti bacio un po' di più e stiamo lontani un po' di meno.
Che mi fai venir voglia di scrivere canzoni ogni volta che ti guardo, anche quando sono un fascio di nervi per le tue insicurezze.

La guardava e la riguardava, perché incapace di fare qualunque cosa all'infuori di condurre lo sguardo verso il suo corpo.
E quando quel momento di ammirazione lo coglieva era come obbligato da una forza soprannaturale a seguirne il flusso. Si fermava imbambolato con le labbra schiuse e le percorreva i contorni del viso con le dita, le massaggiava i lobi in un gesto tutto loro che inconsciamente ripetevano entrambi quando erano in assenza dell'altro e ne pativano la mancanza.
Patire.
Tenersi lontani era un dolore fisico che non avevano più voglia di sperimentare, così fremevano dal rivedersi quando si lasciavano andare e tremavano quando dopo qualche ora sapevano di essere sul punto di rincontrarsi.
Quando Joseph faceva trillare il campanello, tutte le volte, il cuore di Matilde sprofondava. E lo faceva attendere agognante, perché guai non passare prima dallo specchio per sistemarsi i capelli.
Sembravano due ragazzini ed in realtà stavano soltanto riprendendosi dal tempo quella spensieratezza che gli era stata portata via.

«A che pensi?» Matilde ruppe il silenzio che avevano domesticato.
«A niente amo'» le rispose lasciandole un bacio tra i capelli.
«Oggi non ci vado a lezione» lo avvertì.
«Perché?» le domandò.
«Voglio stare con te, a non fare niente» confessò quel desiderio.
«Niente, niente?» ammiccò percorrendo il suo busto con le dita leggere.
«Sempre il solito» lo scimmiottò allora gettandosi tra le coperte, seguita immediatamente dalla sua figura.
«Non mi basti mai, lo sai» sospirò lievemente, facendole aumentare irrimediabilmente il battito cardiaco.

[...]
Veementi e caotici come sempre si ritrovarono a condividere i respiri a metà, le mani sudate e le labbra sanguinanti.
«Te sto a fa male?» le aveva domandato con la voce spezzata dal piacere.
«No» scosse la testa spingendosi verso di lui, assecondando i suoi impeti.
[...]
«Mati'» la richiamò bloccando i suoi movimenti.
«Me devo ferma'» la avvertì a malincuore, ricordandosi di essere privo di protezioni.
«Ma che te sei rincojonito?» domandò facendolo scoppiare a ridere.
«Amo non c'ho il preservativo» le ricordò, ricevendo un'espressione contrariata in tutta risposta.
«Questa storia che lo dimentichi sempre deve finire» accettò l'interruzione sconsolata,
«Vie' qua» la riportò su di se', provando a saziarla con le mani mentre.
«Va mejo?» le domandò allora ironico, dopo aver percepito il piacere della ragazza scivolargli tra le dita.
«Un pochino» annuì instabile al suo tocco, perché quando si trattava di Joseph non c'erano via di mezzo. Razionalità oppure perdita di controllo, piacere dei sensi e dell'anima.

«Quanto sei bella quando stai così» le sussurrò con la voce consumata dall'eternità che erano insieme.
«Mi fai stare tu così Jo, bene, a casa» confessò intrecciando le gambe alle sue.
«Vorrei fosse così per sempre» sognò in grande lui, mirando, a suo modo, a rendere l'indeterminato determinato.
«Può essere così per tutto il tempo che vogliamo.»

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