XVIII

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«Mati', te devo chiede na cosa» le si avvicinò un po' intimorito.
«Dimmi» si sporse verso le sue mani che nel frattempo avevano preso a giocare con i fili del suo maglione.
«Posso stare qua per un po'?» domandò senza guardarla, la voce ridotta a un filo per quella richiesta che pesava macigni sul suo stomaco.

Lui, l'uomo che non chiedeva mai, adesso si sentiva consumato dalla necessità della vicinanza.
No, non avrebbe più indietreggiato per sfiorare quella vita che non gli era mai realmente appartenuta.
Non adesso che quella ventata fresca dagli occhi verdi lo aveva attraversato.

Non adesso che era stato a lei ricondotto.

«È che non lo so, io in quella casa non riesco più a starci. E poi non mi sembra giusto nemmeno di tuoi confronti» continuò facendole nascere un sorriso premuroso.
«Jo, tu qua puoi starci tutto il tempo che vuoi» lo rassicurò percependo la barba ruvida contro i palmi nell'accarezzargli piano la guancia.
«Sei sicura Mati'?» riuscì finalmente a raggiungere il suo sguardo, facendosi piccolissimo sotto il suo tocco.
E ritornava bambino, con quegli occhioni grandi e il timore costante di chiedere troppo.
«Io sono sicura Jo, ma tu mi devi promettere che se scegli di chiudere quel capitolo, allora lo fai per davvero» alluse alla sua storia appena conclusa ancora dallo sfondo opaco, intimorita dalla possibilità di scoprirne i contorni.
«Mati', io sceglierò sempre te. Quello di prima non lo so che cos'era, ma non era amore, te lo posso giurare».
E quella verità trattenuta un po' gli esplose dall'interno.
«Mi prenderò cura di te Jo» gli disse allora, stringendolo tra le braccia.
I cuori ad un palmo, l'anima un po' di più.

[...]
«Voglio dirti le cose come stavano per davvero» alzò leggermente il capo posato contro i suoi seni.
«Non devi per forza Jo» cercò allora di preservare egoisticamente le sue insicurezze.
«Voglio» si spinse ancora allacciando le braccia attorno alla sua vita tornando bambino, quasi a proteggersi da tutti i disastri al di fuori di loro.

«Quando l'ho conosciuta, c'avevo un po' la testa fra le nuvole» iniziò interrompendosi per schiarirsi la voce che si era fatta roca.
«Sembrava un po' la storia perfetta, era un po' il tassello mancante che mio padre c'aveva lasciato. Perché quando i miei hanno deciso de separasse, ho sofferto come un cane, te lo giuro Mati'» assottigliò lo sguardo quando lei iniziò ad accarezzargli i capelli, accogliendolo con i suoi silenzi.
«Avevo iniziato a fumare, bevevo come un dannato, la musica l'avevo messa pure da parte perché me faceva pensa' troppo a mio padre che suona. E me vergogno un sacco. Poi ho conosciuto lei e le cose sono andate meglio.» Lei annuì, consapevole che sebbene non potesse ignorare il fastidio allo stomaco, la ragazza che aveva visto in foto avrebbe sempre fatto parte della vita di Joseph.

«Pensavo andasse bene, ho smesso de fa tutte quelle robe anche se fuma' me piace ancora perché me rilassa. Fin quando non ho scoperto tutto quello che faceva quando io me chiudevo in studio a scrive' e canzoni sul sorriso suo» Scosse la testa, amareggiato dai ricordi.
Quando i silenzi si fecero troppo pressanti allora lei decise di intervenire.
«Io non lo so che t'ha fatto Jo, però se anche per un secondo sei riuscito a stare bene allora devi pensare a quello. Non puoi farti mangiare dal rancore».

Il dolore non avrebbe più corrotto la sua anima. E se rendere possibile la felicità significava farlo ragionare sul rancore, allora si sarebbe rivestita di maturità.
«Poi m'ha tradito Mati'. E quando l'ho scoperto sai cosa m'ha ucciso? Il fatto che io fossi sollevato. Quasi la ringraziavo.» ammise lui, leggermente imbarazzato per quello che avrebbe seguito dopo.
«Quasi la ringraziavo Mati', perché t'avevo vista. Piccola piccola a Trastevere, che me guardavi mentre io me sentivo 'n cojone a sona' pe strada. Tu non m'hai detto niente ma m'hai detto tutto.
E io ho capito che il mio posto non era più quello. Ecco perché hai visto quei vestiti in studio» sorrise ricordando l'imbarazzo nel cercare una giustificazione.
«T'ho visto e tutto s'è fermato, non solo perché ero bella da morire, ma perché m'hai guardato pure tu» concluse nascondendo gli occhi un po' lucidi tra le mani.
«Jo» lo richiamò spostandogli le mani dal viso.
«Dimme» la osservò attraverso lo spazio formatosi tra le dita.
«So' felice di essermi fermata in piazza quella sera».

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