VI

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«Ti fermi a dormire?» domandò Matilde con la voce che tradiva imbarazzo.

Forse stiamo un po' esagerando regazzi'.

Quel pensiero gli stava invadendo l'anima,
mentre ingranava la marcia per sorpassare qualche auto.

«Non lo so Mati'» temporeggiò nella risposta, «è che c'ho un po' da fare domani» si grattò la barba incolta sulle guance, evidentemente innervosito dai suoi stessi pensieri.
Avrebbe voluto fermare tutto e dirsi, Joseph vivitela, l'hai sperato così a lungo e adesso che è arrivato che fai?
Ma dall'altra parte della strada, in un angolino ingrigito dai fari spenti si nascondeva una vita che in quei giorni aveva lasciato in pausa.
Quella vera.
La vita in cui il giudizio di chiunque lo circondasse pressava macigni sul suo petto, quella in cui aveva paura di sbagliare, ferirsi e farsi male, ogni singolo momento.

Che Matilde fosse diversa, lo aveva capito dal primo momento in cui era entrato in casa sua.

Quando, aveva percepito la vergogna attraversarla nell'ammettere che vivesse da sola.

Quando si era svegliato nel cuore della notte e l'aveva trovata rannicchiata contro il suo petto, con le mani strette in un pugno attorno alla sua maglietta a confessargli, inconsciamente, che di vivere da sola avesse una paura folle e incontrollabile.

«Va bene» rispose vaga non insistendo, risvegliandolo da quel flusso di coscienza che lo stava incastrando nelle sue trame ingarbugliate.

«Che guardi?» Domandò lui gettandole un'occhiata veloce, trovandola intenta a smanettare con il cellulare.
«È la locandina di un evento» gliela mostrò velocemente «quando?» chiese allora «adesso in realtà» notò lei guardando l'orario.
«E ce voi anna'?» Chiese alzando il sopracciglio.
«Non lo so» sospirò «qual è il problema?» le domandò «niente è che-» iniziò, per poi fermarsi l'attimo dopo.
«Dimme regazzi'» le gettò un'altra occhiata, questa volta premurosa, trovandola a guardare fuori dal finestrino.
«Non mi piace stare da sola» ammise, continuando a deviare gli occhi dalla sua figura.
«E chi t'ha detto che nun ce vengo?» Si propose impulsivamente

Bravo Jo, premio incoerenza mentale penso tra sé e sé.

«Ma che davero?» Chiese lei, tradendo dallo stupore l'accento romano che tanto nascondeva per ipercorrettismo.
«È roba techno» lo avvisò, giusto per essere sicura «tocca che me presti un paio d'occhiali da sole» disse spettinandole i capelli.

[...]

A stordirlo non era la musica.
Non se lo spiegava.
Non capiva come avesse fatto a trovare una creatura così ossimorica davanti a sé.
Tutta guance accaldate e calze a rete, pelle chiara e tatuaggi.
La guardava e un po' si sentiva morire, mentre si scatenava davanti a lui, attenta a non essere di troppo nel sfiorarlo, imbarazzata quando le sue mani scendevano troppo oltre.
«Te stanno a guarda' tutti Mati'» disse gettando lo sguardo oltre le sue spalle «ma che dici» scosse la testa lasciando correre.

Lui invece gli aveva visti, sguardi sporchi scivolare lungo le sue gambe, vispi nel fermarsi sui suoi seni coperti dal cotone sottile della maglia attillata.
«Andiamo a fumare» lo trascinò sul terrazzino presente nella struttura, nel tentativo di risolvere le sue preoccupazioni.

«Joseph, frate'» una voce lo richiamò facendogli per un attimo serrare gli occhi.
«Ciao Ricca'» salutò l'estraneo che si era, sfortunatamente, avvicinato a loro.
«Che fai nun me presenti a pischella tua?» Domandò invadente.
«Stavamo andando via in realtà» sorrise falsamente, infastidita dalla spavalderia dell'individuo difronte a lei.
Quella frase fece sogghignare Joseph, te la sei scelta bene gli avrebbe detto uno dei suoi fratelli se solo avesse assistito.
«Vabbè ciao Jo, quando te serve quarcosa poi me chiami» gli disse sventolando una bustina contenente dell'erba davanti ai loro visi.

[...]
«Non era niente Mati'» la rassicurò , cercando di giustificarsi dall'avvenimento precedente.
«Jo, non sono fatti miei» lo rassicurò portandosi una sigaretta tra le labbra, non sarebbe stato qualche grammo d'erba a scandalizzarla.
«Quindi non ti da fastidio?» domandò avvicinandole l'accendino.
«No, scemo» rispose mentre lui chiudeva le sue guance tra le mani per rubarle un bacio a stampo.
«Sei a mejo, regazzi'» la attirò di più a se'.

«Mo annamo a casa però, che te vojo leva' ste calze a rete».

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora