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«Come ti chiami?» lo sguardo inquisitore del bimbo sembrava non volersi scrollare dalla sua figura.
«Joseph, e tu piccole'?» rispose prendendolo di riflesso tra le sue braccia e facendo, di rimando, scaldare immediatamente il cuore di Matilde.
«Leo» affermò in tono fiero, pronto a schiarire ancora la voce per fare altre domande.

«Sei un amico di Tata?» chiese indicando Matilde che a sentire quell'appellativo arrossì nell'immediato.
«Leo, che dici la facciamo una bella cioccolata calda?» Matilde cercò di arginare in qualche modo il fiume di domande che sarebbe presto arrivato dal nipote.
«Sì Tata, con la panna» acconsentì il bambino scendendo dal grembo del ragazzo per aiutarla nella preparazione della sua merenda preferita.
«La prendi anche tu?» la ragazza si rivolse allora a Joseph.
«Sì, Tata» le aveva sorriso sghembo lui.

[...]

«Tu non mangi niente Mati'?» l'aveva guardata indagatore, mentre porgeva le tazze fumanti ai due uomini della casa.
«Sto bene così» aveva assicurato seguendoli verso il salotto.
Leo, innocente, avvicinandosi all'orecchio di Joseph aveva sussurrato «secondo me a Tata non piace mangiare».
Quel segreto bisbigliato con la schiettezza che solo un bambino di quattro anni avrebbe potuto padroneggiare fece sussultare il più grande, dando adito a qualche timore.

«Mati', assaggia che t'è venuta troppo bene» le avvicinò il cucchiaino alle labbra, impedendole dunque di rifiutare.
«Buona eh?» aggiunse, facendole cenno di ripulsi l'angolo delle labbra.
«Buona, sì» si sentì rispondere prima di vederla cacciare la lingua fuori per ripulirsi dai residui.

[...]
«Leo, fila a lavarti i denti» Matilde gli aveva indicato il bagno, porgendogli uno spazzolino a forma di dinosauro.
«Dai Tata sto giocando con Jo» si era lamentato lui, portandosi drammaticamente una mano sulla fronte.
«Vai bello, poi continuiamo» Joseph lo aveva rassicurato intenerito, ricevendo un sorriso di ringraziamento da Matilde.

Così mentre Leo trotterellava verso il bagno, facendo il più veloce possibile in modo da poter ritornare dal suo nuovo compagno di giochi, quest'ultimo si era avvicinato prontamente alle labbra di Matilde.
«Nun me posso avvicina' troppo, perché poi me tocca spiega' come se fanno i bambini al piccoletto» le aveva detto a voce bassa.
«Che scemo che sei» aveva riso di gusto unendo definitivamente le loro labbra, per poi allontanarsi velocemente nel sentire dei piccoli passi dirigersi verso di loro.
«Fatto Tata, ho messo anche il pigiama» aveva fatto una piroetta mostrando ad entrambi il pigiamino.
«Ma sei stato bravissimo ci'» l'aveva preso in braccio lei stampandogli un bacio sulla guancia.
«Jo, io vado a dormire giochiamo un altro giorno» chiese il bambino stropicciandosi gli occhi.
A quel punto il ragazzo si inginocchiò per arrivare alla sua altezza «ma certo, tutte le volte che vorrai» lo rassicurò scompigliandoli i capelli.
«Vado a metterlo a letto» lo aveva avvisato Matilde, accompagnando il bimbo verso una stanza a cui Joseph non aveva ancora fatto caso.

[...]

«Me posso ferma' a dormi'?» Le aveva domandato lui, arrossendo leggermente nel fare quella richiesta.
«Ci devo pensare» aveva finto di riflettere, prendendo a giocare con le sue dita, mentre lui iniziava una lotta interna per reprimere il desiderio di intrecciare le loro mani.
«Vabbè mentre ce pensi io me cambio».
Si era poi avviato verso la camera da letto per indossare un pantalone di tuta che aveva portato con sé e liberarsi completamente della parte superiore dei suoi abiti.
«Ah proprio te l'eri preparata» aveva sogghignato lei, dirigendo d'impulso le sue mani verso il dorso lasciato scoperto.
«Me piace sta co' te» le aveva confessato attirandola tra le lenzuola.
«Mo dormi però che domani c'hai lezione, ho visto gli orari».

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