XXII

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«Ti vanno bene queste coperte?» domandò improvvisamente imbarazzata dalla sua presenza.
«Sì, grazie» rispose sistemando l'occorrente per la notte.

Era strano come in quella casa in cui tutto era iniziato, adesso tutto sembrava ricominciare con incredibile svantaggio.
«Buonanotte allora» si allontanò sospirando.
«Mati'» la richiamò immobilizzandola sui suoi passi.
«Che c'è?» si voltò in attesa.
«Me manchi, pure se so che stai qua» disse prima di girarsi su un fianco e darle le spalle, non gli importava la risposta. Voleva soltanto fregarsene di tutto e offrirgli su un piatto la sua vulnerabilità.

[...]
Le lenzuola vuote al suo fianco, al mattino, le sbatterono in faccia il dolore del giorno seguente.
Avevano entrambi dormito a stento, con le braccia attorno al cuscino e la mancanza incisa sulle mani che non avevano potuto afferrarsi.

Dio solo sa quante volte Joseph avesse fatto avanti e indietro in quel corridoio che conduceva alla sua porta.
L'aveva osservata dormire senza farsi scoprire, trovandola rannicchiata su quel letto che adesso sembrava enorme, mentre il cuscino umido le si arrotolava sul viso.

Lui era stato più forte della pulsione, resistendo alla tentazione di sostituirsi a quell'oggetto e ritrovare finalmente la pace. L'avrebbe rispettata oltre ogni ragionevole volontà, se l'era promesso nei silenzi oscuri di quella notte.

«Che ci fai sveglio?» gli aveva domandato trovandolo a ripiegare le coperte che non lo avevano scaldato neppure per un secondo. Sullo sfondo l'alba che filtrava dalle persiane a sbeffeggiare i loro peccati.
«Non riuscivo a dormire» ammise proseguendo nel darle le spalle.
«Nemmeno io» ammise avanzando verso di lui e facendo bruciare la sua schiena al contatto con le sue mani.
«Che fai Mati'?» domandò assottigliando la voce.
«Non lo so» rispose incastrando la guancia nella piega delle sue scapole.

Le mani giacevano contraddittorie sui suoi fianchi.

La verità era che nonostante le circostanze l'avessero portata a porre quella distanza obbligatoria, il suo corpo esigeva quel contatto.

Era la sua calma, il suo porto sicuro, a prescindere dai suoi atteggiamenti deleteri.

Restarono a lungo in quella posizione, a godere di quel contatto, solo per ritrovare qualche istante di serenità perduta.
«Non possiamo fare così Mati'» le aveva preso le mani voltandosi finalmente verso di lei.
«Lo so» aveva annuito come risvegliata dal torpore.
«Mi dispiace» si era poi allontanata percependosi in qualche modo respinta.

Aveva solo bisogno di stringerlo  per placare la pesantezza che avvertiva dentro, non desiderava nient'altro. La sua pelle sopra ogni cosa. E tutto il resto messo a tacere.

«Mai sceglierò solo il tuo corpo rinunciando al tuo cuore Mati'. Io di te voglio tutto e se adesso ti respingo è perché ti rispetto» la stupì con quel discorso anacronistico che sembrava ricalcare i valori della cortesia.

Lasciarlo vivere lì, in quella casa ad un passo da lei era la scelta giusta.
Recuperarsi sarebbe stato il passo successivo, un gradino zoppicante alla volta e ce l'avrebbero fatta, ne erano entrambi certi.
Occorreva soltanto chiudere l'istinto in un cassetto, vestire il cuore di raziocinio.

«Sono io che non sto rispettando te, mi dispiace» e le carte si ribaltarono in una notte.
«Mati', devi cambia' le prospettive però. Non puoi sta' a pensa' sempre al bene mio dopo quello che è successo. Io t'ho ferita da morire ieri e me ne voglio assumere le responsabilità. E adesso io voglio che tu venga da me non perché senza di me non riesci a dormire, ma perché è con me che vuoi dormire. Voglio che t'avvicini perché c'hai bisogno di qualcosa in più, non perché io debba completarti. È così che si ama no? Lo sto capendo piano e lo sto scrivendo veloce la notte» versò la verità tutta d'un fiato.
«Impareremo Jo, finché ne avremo voglia, impareremo» concluse lei incrociando le braccia dietro la schiena per non passargliele sul volto delicato.

E lui si morse il labbro, per restar fedele alle sue parole e non baciare il suo.

Prospettive /Holden/ Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora