XVI

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Non si è presentata
Questo pensiero annichiliva l'anima di Joseph mentre si sentiva completamente nudo ad esibirsi, come ogni venerdì, in quella piazza.

Lontano anni luce dalla protezione dei suoi occhi.

La verità lo aveva divorato e adesso i rimasugli delle sue ragioni giacevano abbandonati ai suoi piedi sbeffeggiandolo. Aveva finito le spiegazioni, perso l'amore mentre si liberava dell'obbligo.

Prima di Matilde c'erano state costrizioni e promesse avventate, mani che si erano toccate senza stringersi il petto, labbra che non si erano mai volute se non per sopperire alla solitudine.
E adesso, che l'ultima goccia d'acqua della speranza era stata sprecata temeva di morire di disidratazione.

Qualche passante lo guardava storcendo il naso mentre lui si scusava con la testa bassa per non aver ancora iniziato a cantare, le parole mancavano e si bloccavano in gola.

Sedeva per terra, mentre accordava la chitarra posata sulle cosce, allungando il tempo nella speranza di vederla arrivare.
Poi l'illuminazione.
Si alzò di scatto fermando una donna che era in attesa della sua voce.
«Che me lo fa un favore?» domandò porgendole il cellulare per avviare una videochiamata.

[...]
Ancora penso a te ogni giorno aprendo gli occhi
Non respiro intrappolato tra tutti i nostri ricordi
Prima di dormire sento che mi tocchi
E cerco di scrivere ma non traccio altro che scarabocchi
Un angelo mi ha chiesto il significato dell'amore
È stato difficile
L'ho cercato in ogni dove
Alla fine l'ho trovato dentro la tua mancanza
Ancora sento il tuo respiro
Chiuso a chiave in questa stanza

Smise di cantare mentre la sconosciuta davanti a lui continuava a reggere il cellulare, lasciando in lui la speranza di trovare Matilde ancora dall'altro capo del telefono.

«Forse hai bisogno di vederla» aveva detto la donna tendendogli il telefono.
«Grazie» aveva annuito lui allungandosi per prendere l'oggetto per trovare il volto di Matilde, con gli occhi lucidi ad attenderlo.
«Lo so che ho fatto un danno e te non sei voluta veni'. Però stanotte so rimasto in studio a scrive' sta canzone» aveva ammesso giustificando le pesanti occhiaie che gli fasciavano il viso.
«Dimme solo se t'è piaciuta» aveva sospirato non sentendo risposta alcuna.

«Passi da me dopo?» aveva risposto lei, tirando su con il naso per poi fermare lo sguardo nel suo, almeno virtualmente.
A quella richiesta un sorriso fiducioso si aprì sul volto di lui.
«Passo subito Mati'» ed era corso da lei, come tutte le volte in cui avrebbe scelto ancora di farlo.

[...]
«Mi dispiace non essere venuta, non ce la facevo».
E la trovò lì, bellissima senza un filo di trucco sul viso, il pigiama e i capelli un po' scompigliati, seduta difronte a lui che quasi non ci credeva.
«Quando non ti ho vista, non lo so Mati', me so sentito de non avecce più la voce» aveva ammesso lui ricordando il dolore al petto di qualche ora prima.

«Ho fatto più di una cazzata, ma se me lo concedi possiamo ricominciare da zero. E ti darò tutti i perché di cui avrai bisogno» promise facendosi più vicino al suo corpo.
«Me lo prometti, Jo?» domandò lei inquieta.
«Mi prometti che ci stiamo solo noi da questo momento?» continuò lasciando che le loro mani strette suggellassero quella promessa.
«Solo io e te» aveva annuito, lasciando che lei che lei riponesse fiducia nel suo sguardo.

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