Epilogo

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Potrei elencare almeno tre nuove e più che valide ragioni per cui trasferirci nella mia cittadina natale non sia stata una buona idea.

Ragione numero uno: ho incontrato i Bravi e ho trovato e poi provato qualcosa che non credevo nemmeno di stare cercando, qualcosa di magico e allo stesso tempo distruttivo, qualcosa chiamato amore, ma anche tradimento e dolore.

Jordan è stato l'amico che non ho mai avuto. Mi è stato accanto, ha saputo farlo, anche se adesso mi chiedo se non si sia sforzato, se quel suo essere sempre gentile, disponibile e premuroso, fosse soltanto un'apparenza che voleva farmi credere fosse la realtà, per raggiungere i suoi sporchi obbiettivi. Sono caduta nella sua trappola con tutte le scarpe e temo che la colpa sia solo da attribuire al mio essere ingenua e pretendere sempre che, per una volta, le cose potrebbero andare sul serio bene.

Tristemente, in un certo senso, potrei dire che Jordan abbia preso il posto di Stefano, e non è un caso che entrambi, in un modo o nell'altro, mi abbiano fatto sentire per un po' di tempo bene, ma che poi abbiano scelto di pugnalarmi alle spalle, senza che io neppure me lo aspettassi.

E poi ho conosciuto BB. Io e lui non ci siamo soltanto incontrati, ma ci siamo realmente conosciuti, abbiamo scelto di farlo, forse inconsapevolmente, ma lo abbiamo fatto. E anche se adesso è finita, anche se è durato troppo poco ed è troppo tardi, credo di averlo davvero amato.

Per la prima e travolgente volta di tutta la mia vita, ho davvero amato qualcuno con tutto il mio essere e mi fa male il cuore al pensiero che in me ci sia ancora tutto questo amore che, però, è destinato a morire con il ricordo di noi.

Bruno Bravi. Ripensandoci adesso, mi pento un po' di non avergli confessato il modo in cui mi piace chiamarlo e anzi, di aver negato che mi capiti di pensarlo.

Quanta bugia. Non è vero che non lo penso: è tutto il contrario e a volte vorrei che non lo fosse.

Ad esempio, ho trascorso tutta la notte a farlo. A pensarlo, a immaginarlo, a ricordarlo, a cercare di sentire la sua voce. E ogni maledetta volta lo chiamavo così, BB, e nella mia mente lui lo sapeva, perché gliel'ho detto io, anche se all'inizio ha riso di me e della mia fantasia, e sul suo viso sono comparse quelle fossette che non ricordavo di adorare così tanto, ma che adesso mi mancano, come tutto il resto.

Cavolo!

Si può desiderare talmente tanto un'altra persona da provare dolore al suo solo ricordo, ma da continuare a desiderarlo con ogni singola fibra del proprio corpo, perché il dolore può ucciderti, sì, ma il desiderio è in grado di farlo prima?

Ragione numero due: ho perso tutto quello che ho trovato. Per colpa del mio passato, per colpa di mio padre.

Sì, stanotte, con la testa affondata nel cuscino, mentre continuavo a piangere per il dolore, ho anche urlato dalla rabbia fino a che la gola non mi ha fatto male e la voce se n'è andata. Me la sono presa con mio padre, ho deciso di attribuirgli la colpa di tutto quello che ho perso nella mia vita, e di farlo una volta per tutte con tutta la rabbia che ho in corpo, che ho covato, poi repressa, fatto finta che non esistesse e illusa che fosse passata. Ma sono stata una stupida a crederlo e adesso ne ho la certezza.

La rabbia è come il fuoco di un camino. Anche se sembra che si stia per spegnere, quando ormai si è ridotto a una flebile fiammella così fredda rispetto alle fiamme vivide che non scaldavano semplicemente, ma bruciavano senza scrupoli fino a qualche ora prima, basta un niente per farlo ardere un'altra volta pericoloso e caldissimo, come se non sia mai esistito un momento in cui è stato sul punto di morire.

Allo stesso modo, la rabbia non muore mai, e la mia non sarà da meno. Odio mio padre per quello che mi ha fatto da piccola e perché è tornato a rovinare quel barlume di serenità che ero riuscita a trovare con BB.

La prima volta ti travolgeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora